
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 doveva essere il momento del trionfo nazionale, ma per Laura Pausini si è trasformata in un inaspettato processo mediatico. Chiamata a interpretare Il Canto Degli Italiani, la celebre composizione di Goffredo Mameli, l’artista di Solarolo è finita nel mirino della critica social subito dopo la sua esibizione a San Siro. Se da un lato l’evento mirava a celebrare l’orgoglio tricolore in mondovisione, dall’altro la reazione del pubblico online è stata tutt’altro che benevola, scatenando un dibattito accesissimo sulla natura stessa dell’Inno d’Italia.
Social in rivolta: “L’Inno si canta, non si interpreta”
Il video della performance, condiviso prontamente dai profili di EuroSport, è diventato in pochi minuti il terreno di scontro tra i fan storici e i detrattori. Le accuse principali riguardano lo stile interpretativo della Pausini, giudicato da molti eccessivo o fuori contesto. «Per nulla coinvolgente, moooolto meglio la voce di Arisa… sembra na pesciarola», ha scritto un utente, mentre altri hanno sottolineato la solennità del brano: «L’inno ha una sua storia e un suo significato, non è una canzoncina». I commenti più duri non hanno risparmiato termini pesanti, parlando apertamente di un’occasione sprecata: «La Pausini ha devastato l’Inno. Una cosa raccapricciante. Mannaggia a chi l’ha scelta!».
C’è chi ha poi sollevato una questione puramente tecnica, contestando la tendenza dell’artista a “urlare” le note più alte. Alcuni commentatori sono stati implacabili: «Ma le hanno spiegato che in America Latina esistono le tv e che non serve che strilli come un’aquila affinché la sentano anche lì da qui?». Il desiderio di personalizzare il brano è stato visto come un errore di giudizio, portando diversi utenti a rimpiangere versioni più canoniche o voci del passato: «Un audio di Mina, nostra inarrivabile Signora della canzone italiana, avrebbe restituito all’inno il lustro e la gloria per cui esserne fieri».
Mentre lo stadio vibrava per l’inizio ufficiale dei Giochi, il web continuava a interrogarsi sulla scelta stilistica della produzione. «Perché ha dovuto interpretarlo a modo suo? Perché non l’ha cantato come tutti noi lo conosciamo e lo amiamo e basta?», si domanda un’altra utente, riassumendo un sentimento di imbarazzo definito da molti come puramente «cringe». Nonostante il prestigio internazionale dell’artista, il verdetto del “tribunale della rete” sembra implacabile: in una serata dove tutto doveva essere perfetto, la reinterpretazione del simbolo nazionale è stata bollata da molti come «l’inno più brutto mai ascoltato».


