
L’inverno ucraino non è solo una questione di gradi centigradi, ma il perimetro di una nuova, feroce resistenza nazionale. Mentre il Paese si avvicina al quinto anno dall’invasione su larga scala del 24 febbraio 2022, lo scrittore Andrey Kurkov delinea un quadro psicologico complesso, sul Corriere della Sera, di una nazione che non si limita a subire. «Se non mi ami ti uccido. È un vecchio principio russo che Vladimir Putin adatta contro l’Ucraina», spiega Kurkov, evidenziando come l’aggressione sia diventata una punizione collettiva inflitta a chiunque rivendichi un’identità indipendente. La strategia del Cremlino appare chiara: se non è riuscito a occupare le anime, Putin prova a spezzare i corpi attraverso il freddo e l’oscurità.
Tra realismo e sopravvivenza: il mutamento degli ucraini
I dati dell’Istituto di Sociologia dell’Università di Kiev rivelano un Paese in trasformazione. Sebbene il 52 per cento degli ucraini sia fermamente contrario a cedere il Donbass, emerge una fetta crescente di popolazione — circa il 40 per cento — che si dice pronta a concessioni territoriali in cambio di solide garanzie di sicurezza occidentali. Kurkov legge questi numeri con cautela, ricordando che milioni di profughi all’estero, tendenzialmente più intransigenti, non sono inclusi nei sondaggi. «Tanti nostri concittadini sembrano più realisti di due o tre anni fa», osserva lo scrittore, notando però che tra chi resta non ci sono segni di resa. La vita quotidiana è diventata un esercizio di adattamento estremo: nelle case si scende a 2 gradi sopra lo zero, si riempiono i thermos e ci si veste pesanti, emulando le strategie di sopravvivenza dei nonni.
Secondo Kurkov, l’obiettivo di Mosca è inequivocabile: «Un nuovo Holodomor». Se nel 1932-33 Stalin usò la fame per piegare chi rifiutava la dittatura sovietica, oggi Putin usa il gelo causato dalle bombe sulle infrastrutture. Eppure, nonostante i blackout e le sofferenze, il fronte interno sembra tenere. Anche sul piano politico, la figura di Zelensky resta centrale: il 61 per cento dei cittadini continua a credere in lui, rimandando ogni giudizio sugli scandali di corruzione a un futuro dopoguerra.
Il conflitto, intanto, si sposta su un asse europeo. Mentre gli Stati Uniti sembrano defilarsi, l’Europa comprende che la difesa di Kiev è un interesse vitale. Il 2026 si preannuncia come l’anno dell’esaurimento delle risorse, ma per Kurkov la stanchezza russa potrebbe essere fatale: i feriti di Mosca vengono rimandati al fronte senza cure adeguate e le proteste tra le file nemiche aumentano. In questo scenario di stallo apparente, sta nascendo una nuova industria bellica europea, forgiata dall’esperienza dei droni ucraini, che segnerà il destino dell’intera Unione.


