
La corsa contro il tempo di una madre, il silenzio carico di attesa in un reparto ospedaliero e un’inchiesta giudiziaria appena avviata. È una vicenda drammatica quella raccontata in una intervista al Corriere della Sera da Patrizia, madre del piccolo Francesco (nome di fantasia), bambino di due anni e tre mesi ricoverato in condizioni gravissime dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli.
Da cinquanta giorni il piccolo è sospeso tra la vita e la morte. La donna affida al quotidiano il suo appello: la necessità urgente di un secondo cuore compatibile che possa salvare il figlio. Il primo organo impiantato, proveniente da Bolzano, sarebbe arrivato danneggiato durante il trasporto. Una circostanza che ora è al centro di un’indagine della Procura di Napoli.
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Il dramma dopo il trapianto
Francesco soffriva di cardiomiopatia dilatativa fin dai quattro mesi di vita. Per due anni la famiglia ha atteso un organo compatibile, mentre il bambino conduceva un’esistenza il più possibile regolare grazie alle terapie farmacologiche. Poi la chiamata tanto attesa, il ricovero e l’intervento chirurgico.
Dopo l’operazione, però, qualcosa non ha funzionato. Il nuovo cuore non sarebbe mai riuscito a pompare correttamente il sangue. Il piccolo è stato sedato e collegato all’Ecmo, il macchinario che supporta le funzioni vitali nei casi più critici. Da allora non si è più risvegliato.
Alla famiglia, inizialmente, sarebbe stato riferito soltanto che il trapianto non aveva avuto esito positivo. Solo nei giorni scorsi, attraverso notizie di stampa, i genitori avrebbero appreso che l’organo poteva essere compromesso, forse a causa di un problema legato all’uso del ghiaccio secco durante il trasporto.

L’inchiesta e le sospensioni
La Procura partenopea ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità e verificare il rispetto dei protocolli nel delicato trasferimento dell’organo. Saranno nominati specialisti in trapiantologia e cardiologia per chiarire se siano stati commessi errori.
Nel frattempo, l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha disposto la sospensione del servizio di trapianti pediatrici, insieme alla primaria e ai due chirurghi coinvolti nell’intervento. Un provvedimento che aggiunge ulteriore incertezza in una fase già drammatica.
Patrizia, però, evita polemiche. Nell’intervista al Corriere della Sera sottolinea la dedizione del personale che assiste quotidianamente il figlio. “Gli vogliono bene e stanno facendo tutto il possibile”, afferma, pur esprimendo un timore concreto: chi potrà eseguire un eventuale secondo intervento ora che il servizio è stato sospeso?

L’attesa di un nuovo cuore
Negli ultimi giorni, dopo una complicanza emorragica, Francesco è stato nuovamente inserito nella lista europea dei trapianti pediatrici. Una decisione che riaccende una speranza fragile, legata a una finestra temporale strettissima. Secondo quanto riferito dalla madre, il piccolo potrebbe essere operato anche nelle prossime ore, ma se un organo compatibile non dovesse arrivare entro quarantotto ore le possibilità di sopravvivenza potrebbero ridursi drasticamente.
La famiglia vive nell’angoscia di un’attesa che non ammette ritardi. “Aspettiamo un miracolo”, confida la madre. Il tempo è il nemico più temuto: ogni ora che passa senza una donazione compatibile rende più incerto il futuro.
Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema dei trapianti pediatrici, della gestione degli organi e della sicurezza nelle procedure di trasporto. Ma, prima ancora delle responsabilità da accertare, resta la storia di un bambino che lotta per la vita e di una madre che chiede soltanto una possibilità: un nuovo cuore che possa far tornare suo figlio a casa.


