
La presenza di Rula Jebreal nei cosiddetti Epstein Files riaccende i riflettori su una rete di relazioni che, negli anni successivi alla prima condanna di Jeffrey Epstein, ha intrecciato ambienti culturali, mondani e finanziari di primo piano. La giornalista di origini palestinesi, nota analista di politica internazionale e figura pubblica spesso associata alle posizioni della sinistra pro-Pal, compare per 24 volte nei documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nell’ambito delle indagini sulla galassia del finanziere americano morto suicida nel 2019 mentre era detenuto in attesa di processo per traffico sessuale di minori.
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Il reinserimento di Epstein nell’high society
Dopo aver scontato nel 2009 una condanna a 13 mesi per induzione alla prostituzione minorile, Jeffrey Epstein avviò un’operazione di ricostruzione della propria immagine pubblica. Secondo quanto emerge dai file investigativi, il finanziere si affidò alla società di pubbliche relazioni guidata da Peggy Siegal, figura molto introdotta negli ambienti cinematografici e culturali di New York City. L’obiettivo era ricucire legami e riaccreditarsi nei circuiti dell’alta società americana e internazionale.
È in questo contesto che compaiono i nomi di Rula Jebreal e dell’allora compagno Julian Schnabel, pittore e regista newyorchese con cui la giornalista ebbe una relazione tra il 2007 e il 2011. I documenti riportano scambi di email, inviti e riferimenti a eventi esclusivi nei quali la coppia era presente.
Tra i materiali figura un’email del 25 agosto 2010 relativa a una «colazione per lo Yom Kippur» organizzata nella residenza di Epstein nell’Upper East Side. Nella lista degli invitati compare il nome di Schnabel. Non vi sono però conferme documentali sulla sua effettiva partecipazione.

Inviti, cinema e mondanità internazionale
Ulteriori riferimenti riguardano inviti a proiezioni ed eventi culturali. In particolare, due comunicazioni del dicembre 2010 menzionano una proiezione speciale del film Miral, diretto da Schnabel e tratto dall’omonimo romanzo autobiografico scritto da Rula Jebreal, che ne curò anche la sceneggiatura. L’iniziativa risultava collegata alla The Weinstein Company, casa di produzione allora guidata da Harvey Weinstein, successivamente condannato per reati sessuali.
Un secondo invito faceva riferimento a un incontro con l’autrice, previsto presso la residenza newyorchese di Amalia Dayan, nipote di Moshe Dayan. Anche in questo caso, i file non attestano la presenza di Epstein, ma documentano la circolazione degli inviti.

Le email mostrano inoltre un costante aggiornamento sulle dinamiche del jet set internazionale. In un messaggio del 5 gennaio 2011, Peggy Siegal inoltra a Epstein un articolo dell’Huffington Post relativo a un esclusivo party sull’isola caraibica di Saint Barth. Nel resoconto vengono citati, tra gli altri, Roman Abramovich e personalità del mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria, tra cui la stessa Jebreal insieme a Schnabel.
Il tono della corrispondenza appare confidenziale, con aggiornamenti su festival cinematografici, eventi mondani e appuntamenti di alto profilo frequentati da figure di spicco della cultura e della finanza internazionale.
La documentazione non attribuisce responsabilità né dimostra partecipazioni effettive agli eventi citati, ma fotografa una rete di relazioni e contatti che, negli anni successivi alla prima condanna di Epstein, contribuì al suo tentativo di riaccreditamento sociale. In questo intreccio di mondanità culturale, pubbliche relazioni e alta finanza, il nome di Rula Jebreal emerge come parte di un circuito più ampio, oggi oggetto di rinnovata attenzione alla luce dei documenti desecretati.


