
La guerra in Ucraina resta al centro della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ma con toni e prospettive che riflettono un momento di profonda trasformazione negli equilibri transatlantici. A segnare l’apertura dei lavori è stata una frase del segretario generale della Nato Mark Rutte, che ha invitato a ridimensionare la percezione della forza russa: “Invece di vedere un orso possente, dobbiamo renderci conto che si stanno muovendo attraverso l’Ucraina alla velocità di una lumaca”.
L’Ucraina al centro dell’apertura
La conferenza si è aperta con l’inaugurazione della “Ukraine House”, allestita accanto al Bayerischer Hof, sede principale degli eventi. Tra i presenti, a sorpresa, anche la presidente della Bce Christine Lagarde, che ha visitato la mostra dedicata al conflitto: droni, immagini e testimonianze di una guerra che si avvicina al quinto anno.
Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Monaco dichiarandosi fiducioso che possano esserci “passi verso la nostra sicurezza comune”. Secondo indiscrezioni, potrebbero raggiungere la Baviera anche emissari vicini a Donald Trump per incontri informali con Zelensky e leader europei.
Rapporti transatlantici sotto pressione
L’atmosfera attorno al Bayerischer Hof, tra auto blindate e massiccia presenza di polizia, riflette la delicatezza del momento. L’evento, aperto dal direttore ad interim Wolfgang Ischinger e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, si annuncia come uno dei più complessi degli ultimi anni, sullo sfondo di una crisi senza precedenti nei rapporti tra Europa e Stati Uniti.
È atteso il segretario di Stato Marco Rubio, da cui gli europei si aspettano toni più concilianti rispetto a quelli espressi in passato dal vicepresidente JD Vance, critico verso l’Unione europea e vicino a posizioni sovraniste.
Tra i dossier sul tavolo anche la Groenlandia e il futuro assetto della Nato, con riunioni a margine che includeranno il G7 dei ministri degli Esteri e un possibile vertice ristretto sull’Ucraina.
La Nato 2.0 e il nuovo “realismo”
Dai colloqui informali emerge una linea americana più orientata al cosiddetto “realismo flessibile”. Negli ambienti statunitensi si rafforza l’idea che l’Europa debba assumersi maggiori responsabilità nella propria difesa, superando quella che viene descritta come un’eccessiva dipendenza dalle garanzie di Washington nel periodo successivo alla Guerra fredda.
La fedeltà piena all’articolo 5 della Nato, che sancisce la difesa collettiva, non viene formalmente messa in discussione, ma resta circondata da interrogativi. In questo quadro, la Russia viene definita “un rischio persistente ma gestibile”, segnale di un cambio di prospettiva strategica.
L’Europa spinta verso maggiore autonomia
Le parole di Rutte sulla lentezza dell’avanzata russa non nascondono la complessità del conflitto, ma intendono trasmettere un messaggio di resilienza. Al tempo stesso, la nuova postura americana spinge l’Europa a rafforzare la propria autonomia militare e strategica.
La Conferenza di Monaco si conferma così non solo come luogo di analisi del conflitto ucraino, ma come laboratorio politico in cui si ridefiniscono le priorità della sicurezza occidentale e il futuro stesso dell’alleanza atlantica.


