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Leone XIV, cosa è successo davvero nel Conclave: il retroscena sui voti per Parolin

Pubblicato: 14/02/2026 20:40

Ricostruire gli equilibri di un Conclave è, per definizione, un esercizio complesso. Da un lato c’è la naturale tendenza dei retroscena a trasformarsi in narrazioni “perfette”; dall’altro esiste un vincolo formale e severo: il segreto assoluto imposto ai cardinali elettori dalle norme che regolano l’elezione del Pontefice. È anche per questo che, quando emergono indiscrezioni sui voti e sulle alleanze, i numeri appaiono quasi sempre discordanti e le ricostruzioni finiscono per sovrapporsi, correggersi o contraddirsi.
Eppure, a mesi dall’elezione di Robert Francis Prevost, oggi Leone XIV, continuano a circolare dettagli sul percorso che avrebbe portato al risultato finale in quattro scrutini, chiusi nel pomeriggio dell’8 maggio 2025.

Il punto chiave: i voti di Parolin non sarebbero confluiti “tutti” su Prevost

Una delle versioni più diffuse subito dopo il Conclave era quella del travaso compatto: il “pacchetto” iniziale attribuito a Pietro Parolin sarebbe passato in blocco su Prevost tra la seconda e la terza votazione, aprendo la strada a un’elezione rapida.

Secondo una ricostruzione successiva, invece, quel trasferimento non sarebbe stato totale. Anzi: un gruppo consistente di cardinali che puntava sul Segretario di Stato non avrebbe votato Prevost neppure nella votazione decisiva. In questa lettura, la convergenza su Leone XIV sarebbe stata ampia ma non plebiscitaria, con una quota di voti rimasta su Parolin anche all’ultimo giro.

Quanti voti avrebbe avuto Parolin al primo scrutinio

Sulle preferenze iniziali per Parolin le stime restano molto variabili. Prima dell’ingresso in Sistina, il suo bacino veniva dato, a seconda delle valutazioni, tra 35 e 45 voti. Ma sul dato effettivo del primo scrutinio, celebrato nella tarda serata del 7 maggio, le cifre oscillano: c’è chi parla di una ventina, chi di oltre trenta e chi sostiene che abbia sfiorato quota quaranta.

L’unico elemento indicato come più stabile, nelle ricostruzioni circolate in più ambienti, riguarda la compattezza del fronte dei cosiddetti conservatori, che al primo turno avrebbe votato in maniera più uniforme sul proprio candidato di riferimento, l’ungherese Péter Erdő.

La notte a Santa Marta e l’ipotesi di un’intesa

Nelle ore tra il 7 e l’8 maggio, sarebbe andata in scena la fase tipica dei conclavi rapidi: confronti informali, colloqui e tentativi di aggregare consensi. Alcune versioni parlano di riunioni nei salottini di Santa Marta per affinare le strategie in vista del giorno successivo, ritenuto decisivo.

In questo contesto è stata evocata l’ipotesi di una formula di mediazione: Prevost verso il pontificato e Parolin confermato Segretario di Stato per un periodo definito. La verifica di un accordo simile, per ovvie ragioni, resta difficile. Ma è proprio su questo passaggio che nasce la parte più controversa del racconto.

Il quarto scrutinio: “oltre 100 voti” a Leone XIV, ma non unanimità

Un punto ricorrente nelle indiscrezioni è che Leone XIV avrebbe superato la soglia dei due terzi con un margine ampio, raccogliendo oltre cento voti. Tuttavia, secondo una ricostruzione più recente, almeno 25 elettori non lo avrebbero scelto nella votazione decisiva.

In parallelo, Parolin avrebbe comunque conservato una quota di preferenze nel quarto scrutinio: le stime lo accreditano di almeno dieci voti, con alcune versioni che arrivano a indicare un risultato più alto. Un segnale che può essere interpretato in due modi: prova simbolica di fedeltà personale verso Parolin, oppure resistenza di una minoranza a un Papa statunitense sul trono di Pietro.

Tra numeri e interpretazioni: perché il retroscena divide

La sostanza del retroscena non sta solo nei numeri, ma nel loro significato politico ecclesiale. Se davvero una parte dei voti è rimasta su Parolin fino all’ultimo, l’elezione di Leone XIV appare come una convergenza forte ma non “automaticamente totale”, costruita attraverso passaggi e mediazioni più articolate rispetto alla versione del travaso compatto.

Resta, però, la regola fondamentale: senza dati ufficiali e con il vincolo del segreto, ogni ricostruzione è inevitabilmente una somma di testimonianze indirette, interpretazioni e incastri. Ed è proprio questa opacità strutturale a rendere ogni Conclave, anche a distanza di mesi, un terreno dove il confine tra cronaca e suggestione resta sottile.

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Ultimo Aggiornamento: 14/02/2026 20:53

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