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Bimbo con il cuore “bruciato”, il legale: «Contatti con un chirurgo del Niguarda per trapianto di organo artificiale»

Pubblicato: 15/02/2026 11:55

La vicenda del bambino di due anni e mezzo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli continua a scuotere l’opinione pubblica. Il piccolo, sottoposto a trapianto cardiaco lo scorso 23 dicembre, resta in condizioni gravi ma stazionarie, assistito da un macchinario Ecmo che garantisce le funzioni cardiaca e polmonare extracorporee.

L’intervento, purtroppo, ha avuto complicazioni a causa di un cuore danneggiato nel trasporto. Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’organo sarebbe stato trasportato in un contenitore di plastica comune, non idoneo a mantenere temperature stabili, e l’uso del ghiaccio secco a -80 gradi avrebbe “bruciato” parte delle fibre cardiache, rendendo il cuore inutilizzabile.

I carabinieri del Nas di Napoli e Trento hanno sequestrato il contenitore e indagano per chiarire chi abbia reperito il ghiaccio, chi abbia eseguito i controlli prima della partenza e se ci siano responsabilità nel trasporto dell’organo. La Procura partenopea coordina le indagini per ricostruire l’accaduto.

Intanto, la famiglia del piccolo esplora tutte le possibilità per un nuovo intervento. Il legale Francesco Petruzzi ha annunciato contatti con altre strutture, inclusa la collaborazione diretta con il professor Francesco Claudio Russo dell’ospedale Niguarda di Milano, interessato a valutare il caso previa visione della Tac neurologica che il bambino effettuerà a breve.

La richiesta della famiglia al Monaldi di ottenere la documentazione relativa al parere negativo del Bambino Gesù di Roma non ha ancora avuto risposta, nonostante l’invio di PEC formali. Secondo Petruzzi, il Monaldi aveva già chiesto un parere ai medici romani giorni prima, senza informare la famiglia, una circostanza appresa solo attraverso la stampa.

Il piccolo resta in coma farmacologico, e la situazione richiede un monitoraggio costante. Il trapianto compromesso ha lentamente ridotto alcune funzioni vitali, rendendo indispensabile il supporto tecnologico e un approccio multidisciplinare per valutare le opzioni di trattamento.

Domani l’équipe del Monaldi si riunirà nuovamente per un briefing multidisciplinare: l’obiettivo sarà decidere se il bambino sia ancora trapiantabile o se allinearsi al parere negativo dei medici romani, un momento cruciale per il futuro del piccolo.

La famiglia, pur nella gravità della situazione, resta in stretto contatto con gli specialisti, cercando di esplorare tutte le strade possibili, compreso il ricorso a tecnologie avanzate come il cuore artificiale, per tentare di salvare la vita del figlio.

L’intera vicenda mette in luce le difficoltà organizzative e logistiche dei trapianti pediatrici in situazioni straordinarie, dall’adeguatezza dei contenitori al rispetto dei protocolli di temperatura, passando per la comunicazione tra ospedali e famiglie.

Ogni nuovo aggiornamento, dalla Tac neurologica alle decisioni del briefing, potrebbe essere determinante: la storia di questo piccolo paziente rappresenta una sfida estrema per la medicina, la giustizia e la gestione delle emergenze sanitarie, catturando l’attenzione e la preoccupazione di tutta la comunità.

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Ultimo Aggiornamento: 15/02/2026 12:43

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