
Cieli grigi e pioggia sottile accompagnano la vigilia dei colloqui trilaterali per la pace in Ucraina a Ginevra, ma in città non si respira l’atmosfera delle grandi occasioni. Nessuna bandiera straniera sul Pont du Mont-Blanc, nessun cordone di sicurezza straordinario tra le vie del centro storico. Un contrasto evidente con quanto accadde cinque anni fa, quando il vertice tra Vladimir Putin e Joe Biden trasformò la città svizzera in una zona blindata. Quello fu il primo e ultimo incontro tra i due leader: pochi mesi dopo, Mosca avrebbe lanciato l’offensiva militare contro Kiev.
Oggi, invece, il clima appare più sobrio, quasi sospeso. Eppure il tavolo che si prepara potrebbe rappresentare un passaggio delicato nel tentativo di riaprire un canale negoziale tra Mosca e Kiev con la mediazione statunitense.
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Ginevra scelta “comoda per tutti”
La scelta della Svizzera sorprende solo in parte. Dopo due round ad Abu Dhabi, l’ipotesi di riportare il confronto in Europa non era considerata scontata. Nel 2022 Mosca aveva inserito la Confederazione tra i Paesi “ostili” per l’adesione alle sanzioni occidentali, e nel 2024 aveva criticato duramente la Conferenza di pace ospitata a Ginevra senza la partecipazione russa.
Eppure oggi il Cremlino definisce la città una sede “comoda per tutti”. A sottolinearlo è il portavoce Dmitrij Peskov, che conferma l’avvio di un’agenda più ampia rispetto ai precedenti incontri. La Svizzera, non membro di Ue né Nato, mantiene infatti una posizione di neutralità che la rende terreno accettabile per le delegazioni. Inoltre detiene la presidenza annuale dell’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione europea, organismo che supervisionò gli Accordi di Minsk del 2015.
Prima del confronto trilaterale, gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner avranno incontri separati con rappresentanti iraniani sul dossier nucleare, a conferma della centralità diplomatica assunta dalla città in questi giorni.

Il ritorno di Medinskij e le reazioni di Kiev
Tra gli elementi più significativi figura il ritorno di Vladimir Medinskij, già capo negoziatore russo nei colloqui di Istanbul del 2022 e del 2025. Assente nei precedenti round negli Emirati, il suo rientro viene interpretato come un innalzamento del livello della delegazione russa.
Non mancano però le perplessità da parte ucraina. In passato, Kiev aveva accusato Medinskij di aver trasformato i negoziati in un confronto ideologico, più orientato a rivendicazioni storiche che a soluzioni concrete. Il presidente Volodymyyr Zelensky ha definito il cambio di delegazione “inaspettato”, lasciando trapelare scetticismo sulle reali intenzioni di Mosca.
Dal Cremlino si insiste invece sul fatto che l’agenda sarà “più estesa”, comprendendo questioni territoriali e altre richieste russe rimaste finora sullo sfondo. Una discussione che, secondo fonti vicine a Mosca, difficilmente porterà a svolte immediate ma rappresenterebbe comunque “un passo avanti”.

Delegazioni al completo e nodo territori
Mosca schiera una squadra ampia, con almeno quindici delegati. Tra loro Igor Kostjukov, capo del Gru, e il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin. Kirill Dmitriev seguirà invece un canale parallelo dedicato alla cooperazione economica con Washington.
Gli Stati Uniti mantengono invariata la propria rappresentanza, così come l’Ucraina, guidata da Rustem Umerov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale. Proprio Umerov ha documentato sui social il viaggio verso Ginevra, affrontato via terra a causa della chiusura dello spazio aereo ucraino per il conflitto in corso.
Resta centrale il nodo dei territori e delle garanzie di sicurezza. Zelensky ha chiarito che la disponibilità al compromesso non implica concessioni territoriali che possano consentire a Mosca di riorganizzarsi militarmente. Una posizione che evidenzia quanto la distanza tra le parti rimanga ampia.
Nel silenzio ovattato di una Ginevra insolitamente discreta, si prepara dunque un confronto che difficilmente produrrà risultati immediati, ma che potrebbe ridefinire il perimetro del dialogo diplomatico sulla guerra in Ucraina.


