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Caltanissetta, arresti domiciliari per il deputato di Forza Italia Michele Mancuso

Pubblicato: 18/02/2026 09:33

Arresti domiciliari per il deputato regionale di Forza Italia in Sicilia, Michele Mancuso, indagato per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. La misura cautelare è stata richiesta dalla Procura di Caltanissetta e disposta dal Gip nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione di fondi regionali destinati a eventi e spettacoli nel territorio nisseno.

L’indagine, coordinata dal procuratore Salvatore De Luca, coinvolge complessivamente sei persone e punta a fare luce su presunte irregolarità nell’assegnazione di contributi pubblici. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto scambio tra sostegno politico e denaro.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il deputato dell’Ars avrebbe ricevuto 12mila euro, suddivisi in tre tranche, per favorire l’associazione ASD Genteemergente, che avrebbe poi ottenuto 98mila euro di fondi regionali per la realizzazione di spettacoli nella provincia di Caltanissetta. Un presunto meccanismo che configura, per i magistrati, un episodio di corruzione.

L’ordinanza è stata eseguita dalla Squadra Mobile e dallo Sco di Roma. Oltre a Mancuso, è finito ai domiciliari anche Lorenzo Gaetano Tricoli, ritenuto parte del presunto sistema. Per entrambi il giudice ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

Misure interdittive sono state invece disposte per i rappresentanti legali e componenti dell’associazione: Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli. Per loro scatta il divieto di esercizio d’impresa e il divieto di assumere incarichi direttivi in persone giuridiche per 12 mesi.

Nella nota ufficiale della Procura si specifica che l’«addebito provvisorio» riguarda la ricezione della somma in tre tranche per favorire l’associazione beneficiaria dei finanziamenti pubblici. La contestazione mossa a Mancuso è quella di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, una delle ipotesi più gravi nel panorama dei reati contro la pubblica amministrazione.

Il Gip ha esaminato le versioni fornite dagli indagati durante l’interrogatorio preventivo del 22 gennaio, ritenendole non sufficienti a superare il quadro indiziario emerso nel corso delle indagini. Un passaggio chiave che ha portato alla concessione della misura cautelare richiesta dalla Procura.

Resta fermo, come previsto dalla legge, il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. L’inchiesta sulla gestione dei fondi regionali in Sicilia prosegue per accertare responsabilità e ruoli.

La vicenda riaccende i riflettori sul delicato rapporto tra politica e finanziamenti pubblici, in un contesto in cui trasparenza e corretto utilizzo delle risorse restano temi centrali nel dibattito istituzionale regionale.

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