boeing 737 in volo

A volte 2 minuti possono essere sufficienti per non morire. Chi era a bordo del Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines non ha avuto scampo, nessuno è sopravvissuto all’incidente aereo. Un bilancio terribile che conta 159 morti tra personale dell’equipaggio e passeggeri e, proprio tra quest’ultimi, 8 erano italiani. In realtà però, un sopravvissuto a questa tragedia c’è e si chiama Antonis Mavropoulos, fatalmente salvatosi grazie ad un problema al momento dell’imbarco.

Lo schianto del Boeing 737

Il Boeing 737 da Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, era partito alle 8.38 avendo come meta Nairobi, un’altra capitale, quella del Kenya.

Dell’aereo dell’Ethiopian Airlines sappiamo solamente che, poco dopo il decollo – appena 6 minuti dopo precisamente – qualcosa ha iniziato a non funzionare. Sei minuti sono bastati a far perdere il contatto con il pilota e me sono trascorsi appena 12 prima che l’aereo si schiantasse al suolo.

2 salvifici minuti per scampare alla morte

Un aereo nuovo, un modello costruito appena 5 mesi prima: non c’è movente, non c’è causa, solo tante ipotesi ancora da passare al vaglio. E mentre si indaga sulle cause dello schianto, che potrebbero essere dovute ad un problema di “software“, come informano alcune agenzia stampa locali in questi ultimi momenti, si piangono i morti, 159.

Tra loro ci doveva essere anche Antonis, vivo quasi per sbaglio. Sopravvissuto proprio come il destino ha voluto che fosse, quasi inconsapevolmente. Lui, cittadino greco e presidente di una Ong, su quell’aereo che l’avrebbero portato a Nairobi doveva esserci e anzi, ha fatto di tutto per esserci, urlando contro il personale che al gate non lo aveva fatto imbarcare.

boeing 737 in volo
Boeing dell’Ethiopian Airlines. Fonte/Ansa

Il problema alla valigia

Quel problema alla valigia che al momento dell’imbarco aveva rallentato la procedura e che lo aveva fatto giungere al gate quando questo ormai, era già chiuso, si è rivelato vitale, incredibilmente vitale.

Ho perso il volo per due minuti quando sono arrivato l’imbarco era chiuso e ho visto gli ultimi passeggeri entrare attraverso il tunnel“, sono queste le parole di Antonis, scritte su Facebook come non è solito fare, per documentare la fatalità di quanto accaduto. “Due guardie di sicurezza mi hanno informato che per motivi di sicurezza e per problemi con una valigia non avrei potuto imbarcarmi“, scrive l’uomo raccontando quella che solamente al principio poteva essere una sfortuna.

La fragilità della vita

C’è stata molta rabbia nelle parole dell’uomo, vedendo partire il suo volo con lui a terra: “Ho protestato, ma qualcuno mi ha detto gentilmente di non arrabbiarmi e di dire grazie a Dio, perché ero l’unico passeggero del ​​volo ET 302 a essersi salvato. In un primo momento non capivo però ho aspettato pazientemente che mi identificassero prima di andare via. Mi sono sentito il terreno crollare sotto i piedi, ho cercato su internet per trovare informazioni sul volo e degli amici da Nairobi mi hanno scritto quello che era successo“. Un fato che lui descrive come un filo invisibile, una tragedia a cui è scampato senza volerlo e che gli ha sbattuto con violenza in volto la caducità della vita, la fragilità con cui siamo, e repentinamente, possiamo smettere di essere.