conte genitori regeni

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si trova in Cina per il Belt and Road Forum, riguardante la Via della Seta progettata da Pechino. Meeting a cui partecipa anche il premier egiziano Abdel Fattah al Sisi e, proprio per questa occasione, i genitori del ricercatore Giulio Regeni, rapito e torturato fino alla morte al Cairo nel 2016, hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio pubblicata su La Repubblica. Conte si è detto “molto turbato” dalle parole di Paola e Claudio Regeni e ha espresso la sua preoccupazione al presidente al Sisi in merito alla mancanza di progressi nelle indagini.

Conte incontra al Sisi: “L’Italia non avrà pace

Giuseppe Conte dopo la lettera dei genitori di Giulio Regeni ha espresso la sua intenzione di portare alla luce quanto successo al ricercatore. “L’Italia non può avere pace fino a quando non avrà la verità. Non verrà mai meno a questo impegno: arrivare a una verità giudiziaria che sia plausibile e che abbia risconti oggettivi e inoppugnabili“, ha dichiarato. Ad al Sisi, Conte ha “prospettato una certa insoddisfazione perché a distanza di tempo ancora non c’è stato alcun concreto passo avanti che ci lasci intravedere un accertamento dei fatti che sia plausibile“.

Purtroppo è più facile a dirsi che a farsi: gli affari con l’Egitto, uno dei Paesi che importa maggiormente nella Penisola, non sono stati minacciati dalle diverse prese di posizioni sul caso Regeni. Lo stesso premier Conte ha ammesso che “non abbiamo strumenti reali e concreti per poter intervenire e sostituirci alla magistratura egiziana“.

La lettera dei genitori di Regeni al premier

Paola e Claudio Regeni lottano da anni per far venire fuori la verità su quanto accaduto al figlio Giulio.

Non ci sono ancora colpevoli ufficiali per quanto successo al giovane e brillante ricercatore, e nessun tipo di aiuto è stato dato dalle forze dell’ordine egiziane, che anzi starebbero attivamente facendo ostruzionismo.

Le scriviamo perché leggendo un’Ansa abbiamo saputo che incontrerà il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi“, scrivono i Regeni oggi su La Repubblica, “Siamo certi che si farà ulteriormente portavoce della richiesta di Verità e Giustizia sul rapimento, tortura e morte di nostro figlio, avvenute al Cairo tra il gennaio e febbraio 2016.

Una tragedia inimmaginabile. Per tutti noi“.

Manifestazione per Giulio Regeni
Manifestazione per Giulio Regeni

I genitori di Giulio continuano: “Sono trascorsi ormai più di 3 anni e assieme a tantissimi cittadini di tutto il mondo attendiamo di sapere i nomi di tutti i soggetti coinvolti e di vederli assicurati alla giustizia italiana. Le chiediamo di essere determinato ed incisivo con il presidente egiziano, di andare oltre ai consueti proclami e promesse, di ricordargli che la Procura romana ha già inserito cinque persone nel registro degli indagati, in base alle indagini effettuate superando gli enormi ostacoli posti da parte degli stessi egiziani; è giunto il momento di ricevere una risposta concreta, vera e definitiva“.

L’Egitto tiene sulla corda l’Italia anche sulla Libia

I rapporti con l’Egitto di al Sisi non sono quindi dei migliori, almeno in superficie. L’Italia è infatti il secondo partner commerciale del Paese, con esportazioni che nel 2017 hanno fruttato all’Egitto 2,02 miliardi. Secondo l’OEC, il 21% del greggio egiziano è diretto verso il nostro Paese, ma anche gas e petrolio raffinato, frutta, cotone… Non che l’Egitto non ricambi, comprando macchinari e tecnologia dal nostro Paese per 1,34 miliardi nel 2017, sempre secondo l’Observatory of Economic Complexity.

Interessi variegati che ora hanno un nuovo terreno di rottura, la Libia. Il presidente al Sisi è infatti uno dei sostenitori del generale Haftar. Quest’ultimo ha lanciato un’offensiva militare contro il presidente Serraj, sostenuto da ONU e Italia, almeno fino a poco fa. Molta è la confusione sotto il cielo dei rapporti internazionali, quello che sembra certo è che ancora una volta l’Italia potrebbe fare le spese delle sue stesse scelte ambigue. Conte in Cina ha infatti anche avvertito sui pericoli di “trasmigrazione di radicali islamici” nel nostro Paese, proprio a causa del caos libico che al Sisi ha contribuito a creare.