primo piano di noa pothoven

Si è tanto parlato in questi ultimi giorni della giovane 17enne olandese, Noa Pothoven. Il caso è diventato mediatico per un termine che si è palesato nei titolo di giornale: eutanasia. Dopo la denuncia di Marco Cappato che ha sollevato l’attenzione pubblica facendo notare come non sussistesse alcun genere di morte assistita ma la sola volontà di una ragazza di lasciarsi morire, rompono il silenzio i genitori della ragazza.

Noa Pothoven, il silenzio rotto dalla famiglia

Di Noa Pothoven si è dibattuto molto. La 17enne olandese da anni combatteva contro i suoi mostri, quelli che hanno abitato dentro di lei sin quando non ha smesso di respirare perché, di vivere, lo aveva già fatto da tempo.

Depressione, anoressia, bulimia, disturbi post-traumatici da stress: patologie scatenate dal drammatico stupro subito alla sola età di 11 anni, giorno che ha definitivamente e negativamente segnato la vita della 17enne.

Noa si è lasciata morire

Dopo lunghi anni di battaglie senza alcun miglioramento, la giovane Noa aveva chiesto di poter ricorrere all’eutanasia. Una richiesta però rifiutata dai medici. La volontà di morire però non si è placata e l’esistenza di Noa, infernale, ha finito il suo corso domenica scorsa, nel salotto di casa sua adibita a “clinica”.

La giovane 17enne ha deciso, volontariamente, di lasciarsi andare privandosi di cibo e acqua, lasciando dunque soccombere dalla morte.

Questa è stata la causa della sua morte

A rompere il silenzio sulla sua morte e a far chiarezza su quanto accaduto sono stati oggi i genitori della 17enne, al suo fianco anche nel lasciarla andare via per sempre. “Noa aveva scelto di non mangiare e bere più – ha rilasciato la famiglia alla testata giornalistica olandese, De GelderlanderVorremmo sottolineare che è stata questa la causa della sua morte“.

C’è un retroscena nella triste storia di Noa che va al di là di osservazioni e riflessioni sulla morte di una ragazza vittima di stupro che non è mai riuscita a fare pace con i demoni che la abitavano da quel tragico evento.

È un retroscena che non avrebbe dovuto aver luogo di esistere e che invece sbatte in faccia al mondo intero la potenza delle parole giuste, ma soprattutto di quelle sbagliate. L’uso del termine “eutanasia”, termine che segna sicuramente una battuta d’arresto per i media mondiali, un campanello d’allarme per fermarsi e riflettere.

È giunto sempre sulle pagine del De Gelderlander l’appello della famiglia di Noa, scritto in inglese e rivolto ben al di fuori dai confini olandesi: “Noi, genitori di Noa Pothoven, siamo profondamente rattristati dalla morte di nostra figlia”. È morta in nostra presenza domenica scorsa. Chiediamo gentilmente a tutti di rispettare la nostra privacy in modo da lasciare alla nostra famiglia la possibilità di piangere“.