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Mirabilandia, la mamma di Edoardo: “La nostra vita è finita”

Pubblicato: 29/06/2019 12:45

A 10 giorni dalla terribile morte del piccolo Edoardo, 4 anni, avvenuta a Mirabilandia, i genitori hanno deciso di parlare e di dire ciò che pensano. Le loro parole sono strazianti e cariche di disperazione. A seguito dell’episodio è arrivata anche una riflessione da parte del coordinatore del salvataggio Marina Riminese a nome di tutti i colleghi bagnini.

L’intervista ai genitori e al nonno di Edoardo

Edoardo è morto il 19 giugno scorso nel parco divertimenti di Mirabilandia. La madre Valentina, il padre Andrea e il nonno Giovanni del piccolo hanno rilasciato un’intervista toccante uscita ieri su La Repubblica, spiegando di aver deciso di parlare innanzitutto per far sì che nessun altro genitore si ritrovi nella loro situazione. Hanno esordito dicendo: “Non abbia paura, chieda quello che vuole. Tanto per noi è finito tutto“. Sia prima che dopo il funerale del loro bimbotanti abbracci che ci hanno fatto bene. Ma poi torni a casa, chiudi la porta, e capisci che la vita è finita“. A parlare più di tutti è Valentina distrutta dal dolore: “Era un birbante, nostro figlio, bello, birichino. Ma se diceva ‘sì, mamma’ voleva dire ‘sì mamma“.

Dopo i ricordi dolorosi, i genitori del piccolo hanno lanciato una dura accusa: “Sono sempre più convinta che a portare Edoardo nell’acqua alta è stata la corrente, provocata da quella maledetta pentolaccia“. Valentina ha ricostruito i momenti prima dell’accaduto: “Dopo avere dato la pizza ad Andrea sono tornata subito dentro ma il bimbo non l’ho visto. Ho fatto tre volte il giro della piscina poi ho visto quel bagnino giovane con un bimbo in braccio, gli sono arrivata addosso in due secondi“. Avevano deciso di portare Edoardo a Mirabilandia reputandolo un posto sicuro, e invece per loro: “Quel posto non è sicuro, deve essere chiuso“.

La riflessione dei bagnini

Per quanto accaduto sono state indagate 10 persone, tra queste c’è il bagnino 18enne che ha effettuato il primo tentativo di rianimazione. Su Ravenna Today si legge una riflessione che arriva da Federico Raffaelli, coordinatore del salvataggio Marina Riminese, a nome dei tanti colleghi bagnini, proprio sul loro ruolo. Raffaelli ha detto: “Come salvataggi dei consorzi di Rimini e toccati dagli ultimi episodi di cronaca, al di là delle specifiche responsabilità dei casi ci sembra doveroso, almeno per fare chiarezza, sottolineare che la sorveglianza in mare, piscine o parchi acquatici affollati non può essere individuale“.

Il coordinatore ha continuato spiegando: “Il salvataggio controlla la zona affidatagli a volte con centinaia di persone, ed è chiaro che svolge un’attività di controllo generale“. E ancora: “Un grido reiterato, le braccia alzate l’agitazione fra i bagnanti attirano l’attenzione dell’addetto che altrimenti non potrebbe cogliere con la sua sola attenzione“. Ha concluso l’intervento dicendo: “La sorveglianza di anziani, disabili e soprattutto bambini piccoli è ovvio debba essere compito di parenti o assistenti che ne hanno la responsabilità“.

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Ultimo Aggiornamento: 29/06/2019 12:50