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Le botte violentissime che hanno ucciso Leonardo Russo, il bimbo morto a Novara lo scorso 23 maggio, non erano le prime che il piccolo riceveva. Sui cellulari della madre e del compagno di questa sono infatti state ritrovate fotografie che mostrerebbero come il piccolo presentasse segni di violenza già da almeno un mese prima della sua morte. A quanto se ne evince, i maltrattamenti facevano parte dei suo quotidiano e questo metterebbe in una posizione ancora più drammatica la coppia tuttora accusata.

In mezzo ai momenti di quiete, i lividi

Nicholas Musi e Gaia Russo avevano, nei loro cellulari, foto che di primo acchito potevano sembrare ritrarre una quotidianità normalissima: una coppia con un bambino al parco giochi, o a casa in un momento di relax.

Quello che però mostrava uno sguardo più attento era sconvolgente: il bimbo, in molte foto risalenti anche a un mese prima del suo decesso, presentava occhi neri e lividi molto evidenti. Il contesto attorno a lui è positivo: giochi, una merenda tranquilla, un gelato al parco. Ciò vuol dire che Leonardo, alle botte, era stato già “abituato”.

Repubblica riporta che i genitori di Gaia Russo hanno detto di non aver mai notato segni di violenze sul bambino: è un fatto però che avessero segnalato la ragazza ai servizi sociali a febbraio, perché la ragazza aveva difficoltà economiche. Nelle ultime settimane prima della morte del bimbo avevano ulteriormente chiamato i servizi sociali, l’ultima volta il 17 maggio scorso.

Accusati di omicidio volontario aggravato

Gaia Russo è al momento ai domiciliari in una comunità protetta, perché è incinta. Nicholas Musi invece si trova in carcere, dove qualche tempo fa ha anche tentato il suicidio.

Entrambi sono accusati di omicidio volontario pluriaggravato.

Il piccolo Leo era arrivato all’Ospedale Maggiore di Novara lo scorso 23 maggio in condizioni profondamente critiche: aveva il fegato spappolato e chiari segni di percosse sul corpo. Erano stati inutili i tentativi di rianimare il piccolo che era morto nel giro di poche ore. Leonardo viveva a Novara con la madre Gaia e il compagno di lei, Nicholas. Né la donna né il suo compagno hanno ammesso di aver picchiato il piccolo e si dichiarano innocenti.