ponte morandi moncone

Gli ultimi aggiornamenti da Genova, prima del primo incidente probatorio per il crollo del Ponte Morandi, risalivano al 28 giugno scorso quando dal capoluogo ligure provenivano le immagini dell’abbattimento di quello che è rimasto in piedi del ponte, tragicamente crollato lo scorso 14 agosto, mediante esplosivi. Intanto, a fine della riunione del Cdm, si è deciso di prorogare ancora per un anno lo stato di emergenza per il crollo del ponte.

Arriva a margine della perizia anche il commento, negativo, del vicepremier del Movimento Cinque Stelle, Luigi di Maio.

Di Maio sulla perizia: “Cose che mettono i brividi

Chiosa così su Facebook Luigi Di Maio, commentando la perizia relativa al Ponte Morandi di Genova, crollato il 14 agosto scorso: “Ci sono tante cose all’interno della perizia che mettono i brividi, ma una in particolare: la mancanza per 25 anni di interventi significativi di manutenzione, praticamente da quando la competenza ha smesso di essere dello Stato“.

Sempre Di Maio trova poi inaccettabile la situazione e auspica che vengano avviati al più presto i procedimenti volti a revocare le concessioni ora in mano ad Autostrade per l’Italia.

Il nostro compito è anche quello di fare capire, a questi signori – commenta Di Maio su Facebook – Che il governo adesso li controlla, per impedire che il profitto prevalga sul bene collettivo. Questo è il miglior modo per onorare le vittime della tragedia di Genova. E il governo unito su questo è la migliore risposta che possiamo dare alle loro famiglie“.

La perizia: difetti esecutivi, poca manutenzione

Filtra, a distanza di quasi un anno, la perizia messa a punto da 3 periti del gip Angela Nutini che hanno esaminato quello che del Morandi è rimasto intatto e quello che invece è stato ridotto a macerie dopo il crollo, evidenziando difetti esecutivi e “mancanza di interventi di manutenzione significativi.

Si tratta della prima relazione tecnica oggettiva di ben 72 pagine che si trova al momento nelle mani della Procura. Ne esce, del Morandi ante-crollo, un ritratto che mette in luce la fragilità e le criticità di una struttura che vantava difetti sin dall’origine che nel corso degli anni è stata protagonista di una manutenzione non sufficientemente adeguata.

Stato corrosivo generalizzato

Carotaggi, analisi di laboratorio, rilievi visivi effettuati sulle parti precipitate, sui quanto del Morandi è rimasto in piedi e quanto emerge con evidenza dalla perizia in risposta al secondo quesito del primo incidente probatorio è “degrado” e “corrosione“. Rispetto al progetto originario, di base, risultano esserci stati “difetti esecutivi“, mentre nel corso del tempo si sono resi evidenti anche i “mancati interventi di manutenzione significativi“.

Lo stato “corrosivo generalizzato, come confermato dai periti che hanno analizzato le parti del ponte, si è reso noto anche nei trefoli del reperto 132 – ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato Sud – da sempre considerataprova regina” in quanto punto che si sarebbe staccato per primo.

Si evidenzia, nella perizia: “Uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri, derivanti dello zolfo, e cloruri“.

L’Aspi: “Escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del crollo

Per quanto riguarda invece i trefoli della pila 9, crollata il 14 agosto scorso, anche qui i periti hanno evidenziato un elevato livello di corrosione. Parallela alla perizia la nota dell’Aspi, a cura degli esperti del gruppo Autostrade, in cui si prende le distanze in termini di “corrosione” in qualità di origine del crollo: “Per quanto riguarda la situazione dello strallo della pila 9 la relazione dei periti riporta soltanto la classificazione degli stati di corrosione dei fili di acciaio componenti i trefoli, classificazione determinata in modo sommario e quindi utilizzabile soltanto ai soli fini descrittivi.

Tale classificazione consente comunque di escludere che sia stato lo strallo la causa primaria del cedimento“.

E ancora, sempre nella nota: “La capacità portante degli stralli era ampiamente garantita, come hanno dimostrato anche i risultati delle analisi compiute dal laboratorio Empa di Zurigo e dall’Università di Pisa.

Quindi, l’eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte“.