trump-comprare-groenlandia-scioglimento-ghiacciai

Le mosse di Donald Trump fanno quasi sempre discutere, e sembra che anche stavolta la direzione sia quella. L’ultima trovata del tycoon statunitense è infatti niente meno che l’acquisto della Groenlandia. A primo impatto può sembrare una follia, ma c’è un risvolto strategico da non sottovalutare nella nuova intenzione di The Donald. Con lo scioglimento dei ghiacciai la Groenlandia offrirebbe nuove rotte di commercio e ricchissime risorse naturali di prima mano. Inoltre, servirebbe a tenere a bada i rivali della Cina e della Russia, che già hanno messo gli occhi sulle terre artiche che perdono sempre più ghiaccio. Il Regno danese e il governo della Groenlandia, tuttavia, hanno già dato il loro 2 di picche: “No grazie, non siamo in vendita”.

Cina e Russia sono già più avanti degli USA nella corsa al Polo

Già il Presidente Harry Truman, nel 1946, aveva fatto un tentativo. Ma Copenaghen e il governo groenlandese avevano declinato l’offerta anche in quel caso, nonostante i 100 milioni di dollari in lingotti d’oro messi sul piatto dalla Casa Bianca. E se durante la Guerra Fredda la sfida era tra USA e URSS, oggi le principali rivali americane sono la Cina e la Russia. Le due superpotenze sono già da tempo in preparazione per la conquista delle terre dei ghiacci, che con il loro repentino e continuo scioglimento offrono succulente possibilità economiche, militari e geopolitiche.

Questa potrebbe essere la contromossa americana alle mire espansionistiche asiatiche, in uno scacchiere politico globale che tiene conto dei cambiamenti climatici solo in virtù delle possibilità di arricchimento economico.

Il riscaldamento globale offre possibilità economiche e geopolitiche, ma a che prezzo?

Trump non ha mai nascosto il suo scetticismo verso i rischi del sempre più grave riscaldamento globale. In questo caso però, sembrerebbe non stargli così antipatico. Lo scioglimento costante delle terre ghiacciate fra il Nord Atlantico e il Circolo Polare Artico, infatti, offrirebbe la possibilità di accaparrarsi le enormi materie prime di cui dispone la Groenlandia.

Al contempo permetterebbe di estendere le rotte militari e commerciali americane. Non sembra casuale la pubblicazione di queste indiscrezioni a poche settimane dalla visita ufficiale di Trump sull’isola più grande del mondo, prevista per inizio settembre. Politicamente, l’isola appartiene al Regno danese, ma la Groenlandia è già in parte sotto l’influenza americana, con la base militare di Thule Air Base, la più settentrionale degli USA.

Mentre il ghiaccio si scioglie, prosegue la partita di Risiko fra USA e Asia

L’intenzione di Trump sarebbe dunque quella di estendere ulteriormente questa influenza, e conquistarsi così un territorio chiave nella partita di Risiko con l’Asia. La Danimarca, inoltre, spende quasi 600 milioni di dollari l’anno in sussidi alla Groenlandia, secondo quanto scrive La Stampa. Trump potrebbe far leva su questa incombenza economica, ma al momento il governo di Copenaghen e quello groenlandese negano ogni possibile acquisto dell’isola dei ghiacci. Ma in tutto ciò il problema più grosso per la Groenlandia non è l’eventuale compravendita dei suoi territori. Bensì, è la reale e concreta minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici.