di maio mattarella e zingaretti

Il Presidente della Repubblica, particolarmente allarmato da questo vuoto governativo ufficializzato ieri, con la seduta in Senato in cui Conte ha annunciato le sue dimissioni da presidente del Consiglio, non ha intenzione di perdere tempo e ha progettato un calendario a breve raggio per capire se per l’Italia c’è ancora una maggioranza all’orizzonte. In un mare di possibilità, le vie maestre sembrano essere principalmente due: un nuovo governo di legislatura o nuove elezioni politiche. Uno spiraglio sul futuro che sembra escludere il reincarico di Conte: un’ipotesi di rimpasto che è ora più simile al rigurgito.

Consultazioni: il primo è Napolitano

Da questo pomeriggio saranno ore di intensa attività per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, impegnato già in questi momenti telefonicamente con Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, il primo ad essere consultato.

Con l’ascolto di Napolitano, presidenti di Camera e Senato, i gruppi parlamentari più piccoli e la delegazione Liberi e Uguali oggi, e la consultazione con le principali forze politiche domani, Mattarella ha avviato un veloce iter procedurale per formare un nuovo esecutivo il prima possibile. O meglio, una spedita consultazione volta a sondare il terreno per verificare l’ipotesi di costituzione di una maggioranza solida. In caso contrario, l’unica alternativa possibile sembrano le urne e quindi nuove elezioni.

Eventualità mandato esplorativo?

Mattarella sembra abbia fatto intendere alle forze in gioco di essere disposto ad indugiare per più tempo rispetto alle 24 ore concesse solo di fronte all’esplicita richiesta dei parlamentari e solamente nella prospettiva di una più proficua consultazione finalizzata alla creazione di una nuova maggioranza. Al termine di questo tour de force che avrà termine domani sera, intorno alle 20 con la consultazione del Movimento Cinque Stelle, Mattarella potrebbe esitare ancora e potrebbe propendere verso l’ipotesi di un mandato esplorativo, atto molto poco contemplato nella storia della Repubblica.

In questo caso, che ammette una forte incertezza di fondo, Mattarella potrebbe affidare un mandato esplorativo ad una personalità non destinata ad assumere su di sé l’incarico di presidente del Consiglio. Sarebbe la volta, ad esempio, di Roberto Fico. Ipotesi non troppo contemplata ma comunque ammessa.

Ondivagare in cerca di maggioranza

Qualora le consultazioni risultassero significative e Mattarella avesse parvenza di una maggioranza possibile, arriverà il momento di conferire l’incarico. Anche in questo caso, è ammesso un passaggio intramezzo: l’ipotesi di un pre-incarico. Con lo stesso obiettivo del mandato esplorativo ma con più chiara consapevolezza, un leader politico potrebbe essere pre-incaricato da Mattarella e chiamato a sondare la possibilità di avere o meno una maggioranza e una fiducia parlamentare. Diversamente dal mandato esplorativo, il pre-incarico ammette la tramutazione in effettivo incarico con il leader pre-incaricato che diventerebbe, nell’eventualità, leader incaricato.

Un nuovo esecutivo di legislatura

In caso di incarico, la persona designata – frutto delle consultazione tenute da Mattarella – accetterà con riserva la nomina e lui stesso terrà ulteriori consultazioni volte a sondare la possibilità di una maggioranza e di una fiducia. Al termine delle consultazioni, la personalità incaricata si consulterà nuovamente con il presidente della Repubblica esprimendosi positivamente o negativamente, accettando dunque la nomina in caso di una trovata maggioranza o rifiutando qualora questa non ci fosse. Una volta accettato l’incarico, l’ultima parola spetterebbe poi al Parlamento chiamato a votarne la fiducia, la prova del nove di quello che potrebbe essere il nuovo esecutivo che si prospetta potrebbe essere già in carica nelle prime settimane di settembre.

Con le urne si cancella la riforma del taglio ai parlamentari

Qualora non esistesse la possibilità di formare una nuova maggioranza, come già sottolineato, l’unica via possibile sarebbero le nuove e tanto acclamate elezioni politiche con voto anticipato ad autunno. In questo caso sarebbe un Governo di Garanzia a portare al voto gli italiani e sarebbe anche l’eventualità in gioco che potrebbe cancellare la riforma volta a tagliare il numero dei parlamentari.

Pd-M5S: un asse possibile?

Con occhio critico agli scenari politici odierni, l’unica maggioranza possibile in questo momento sarebbe quella che potrebbe formarsi con l’alleanza di Movimento Cinque Stelle e Partito democratico, un asse questa volta giallo-rosso già decantato in queste ultime settimane. A riguardo, il segretario del Pd, Zingaretti non sarebbe restio ad aprire le porte al Movimento ma non senza una trattativa: “Cinque punti per trattare sulla nascita di un nuovo governo, ma che sia il migliore possibile“. È indubbio dunque che domani, in consultazione con Mattarella, il Pd esprimerà la propria volontà a creare un governo di maggioranza: “Piena disponibilità per verificare le condizioni per un governo di svolta utile a questo Paese in un momento difficile della sua vita democratica, economica e sociale“.