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Marta Cartabia, uno dei nomi più “googlati” di queste ultime ore. Un’ipotesi dentro un calderone di ipotesi ancora più grandi, ma pur sempre un’alternativa valida, concreta, tangibile. Una risposta rapida e sicura qualora Mattarella individuasse una maggioranza e l’unica maggioranza possibile, in questo critico momento, potrebbe essere quella tra Pd e Movimento Cinque Stelle. Ma chi è Marta Cartabia: il compromesso che rispetterebbe le condizioni poste in essere da Zingaretti e che assurgerebbe ad incarnare l’ideale “cambiamento” di Luigi Di Maio.

Ultimo giorno di consultazioni al Quirinale

È risaputo che i primi nomi che spuntano dai corridoi del Quirinale, spesso e volentieri, possono essere proprio i primi ad essere esclusi ma c’è una discriminante, in questa crisi di governo, che potrebbe cambiare le abitudini: la rapidità.

Sergio Mattarella, fin dal momento in cui ha redatto il calendario delle consultazioni, ha manifestato l’intenzione di non voler indugiare per trovare una soluzione alla crisi di governo, palesata agli estremi nella seduta in Senato di martedì scorso, giorno in cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è ufficialmente dimesso. La fretta di sondare il terreno, la volontà di mettere in piedi un esecutivo che possa andare a colmare il vuoto istituzionale potrebbero far ripiegare la scelta su un nome sicuro, venuto a galla tra i primi, come è quello di Marta Cartabia.

Marta Cartabia, un “se” che naviga in un mare di ipotesi

Un nome che può giustamente risuonare “nuovo” alle orecchie del popolo ma che così tanto sorprendente non è. Proprio così, per la prima volta – qualora ciò accadesse e questo significherebbe ammettere una serie di eventualità che potrebbero saltare da un momento all’altro – l’Italia potrebbe avere un presidente del Consiglio donna. La storia però non ammette né i “se” e né i “ma”: prima di lanciarci in azzardate previsioni politiche, è bene quindi specificare come questo nome sia solamente un’ipotesi all’interno di un’altra ipotesi, ancora più grande e molto più saliente.

Solo e qualora Sergio Mattarella riuscisse ad avere certezza, a fine delle consultazioni odierne – che vedranno sfilare davanti le forze parlamentari più forti – di aver trovato una consolidata maggioranza, con tanto di sentori positivi in termini di fiducia parlamentare – allora sì, il presidente della Repubblica potrebbe puntare su un presidente del Consiglio “esterno” ai giochi, e allora sì, avanzerebbe il nome di Marta Cartabia.

Una donna come compromesso, una donna come cambiamento

Per sostenere questa ipotesi di governo bisogna però partire anche da un secondo presupposto che al momento è abbozzato, imbastito ma che non è affatto certo. L’unica maggioranza possibile, al momento, potrebbe essere formata dalla probabile alleanza del Movimento Cinque Stelle con il Partito Democratico. Ipotesi decantata, già commentata, portata in discussione e tacciata d’esistere già ancora prima che Conte ufficializzasse le sue dimissioni post ramanzina al ministro dell’Interno, precipitato negli Inferi dei nemici dopo essere stato l’alleato del “cambiamento”.

Ma fino a prova contraria, al di là dell’apertura di Zingaretti – “sarto del Pd”, come dichiarato da Monica Cirinnà in esclusiva a The Social Post – e al di là della volontà del Movimento Cinque Stelle che non apre e non chiude a nessun partito se non ai singoli quali Boschi, Renzi e da poco più di 2 giorni Salvini, anche questa è un’ipotesi di maggioranza, l’unica, ma comunque ipotesi.

Chi è Marta Cartabia

Ponendo basi quanto mai incerte però, sembra opportuno discorrere sulla persona di Marta Cartabia. Poste in essere tutte le incertezze infatti, la probabilità che Sergio Mattarella possa scegliere lei a capo dell’esecutivo esiste. Il profilo di Cartabia risponderebbe peraltro al compromesso avanzato e già manifestato dal Pd: discontinuità dal governo precedente, dunque non un Conte-bis e possibilmente, una terza personalità estranea ai giochi, una figura costituzionale e la Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale dal 2014, lo sarebbe.

Classe 1963, originaria di Legnano, è laureata con lode in Giurisprudenza ora professoressa ordinaria di Diritto costituzionale alla Bicocca di Milano. Esperta in diritto costituzionale ma anche dell’integrazione dei sistemi costituzionali europei e nazionali, è anche dama di Gran Croce ordine al merito della Repubblica italiana. Una donna “costituzionale”, dunque, ma soprattutto, una donna, forse la prima donna. Una personalità che rappresenterebbe una garanzia per il Pd e una figura altamente competente in cui riporre fiducia per il M5S nonché l’incarnazione del “cambiamento”.