Giuseppe Conte nell'aula della Camera

Si torna a parlare di Giuseppe Conte in riferimento alla questione Fiber-Vaticano, più nello specifico l’immobile in Sloane Avenue 60, a Londra, in cui sarebbero stati investiti 200 milioni di euro riconducibili alla Segreteria dello Stato del Vaticano. Fatti che risalgono al maggio del 2018 e sul quale aveva immediatamente fatto chiarezza il premier Giuseppe Conte dopo che il suo nome in merito era stato citato con sospetto dal Financial Times. Proprio Conte torna sulla questione, per ulteriore chiarezza, nell’aula della Camera e nuovamente, l’atmosfera, è più simile al clima da stadio.

Conte alla Camera, chiarezza sul caso Fiber 4.0

Giuseppe Conte in aula alla Camera torna a parlare nel nome della “piena correttezza” sul caso Fiber 4.0, sottolineando la mancata e anche solamente lontana parvenza che ci possa essere stato un conflitto d’interesse ribadendo, tra le asserzioni, la correttezza alla luce di una consulenza che sarebbe avvenuta prima ancor che si profilasse dinnanzi a lui la carica da presidente del Consiglio.

Conte: “Ancora non ero stato designato Presidente del Consiglio

Ho accettato l’incarico di redigere il parere per la società Fiber 4.0 quando non ancora ero stato designato Presidente del Consiglio, in un momento in cui io stesso non potevo immaginare che di lì a poco sarebbe nato un esecutivo da me presieduto, che poi sarebbe stato chiamato a decidere sull’esercizio o meno della c.d.

Golden Power con riguardo all’operazione Retelit – dichiara Conte in aula – Ho letto che alcuni organi di stampa riferiscono di un incontro avvenuto a Milano, nella serata del 13 maggio, con i leader dei due partiti che poi avrebbero sostenuto il nuovo esecutivo. Preciso che questo primo incontro, evidentemente interlocutorio rispetto al conferimento dell’incarico di governo (avvenuto, lo ricordo, il 23 maggio, a seguito della designazione da parte dei gruppi parlamentari avvenuta solo il 21 maggio), questo primo incontro, dicevo, è comunque intervenuto a distanza di giorni dall’accettazione dell’incarico e quando l’attività di studio della questione giuridica e di elaborazione del parere era ormai terminata.

A conferma di questo preciso che il parere è stato consegnato il giorno dopo, il 14 maggio“.

Bagarre in aula, la Lega insorge

Di fronte alla rinnovata volontà di chiarire pubblicamente il suo ruolo in merito, la reazione dei partiti in aula è disparata e la miccia scoppia in pochi secondi. In particolare, a scaldarsi sembra sia stata l’ala della Lega, toccata dal paragone posto in essere dagli avversarsi politici. “Conte è venuto a riferire; Salvini da mesi sfugge al confronto con quest’Aula“, le parole che si leggono su Ansa pronunciate da Michele Bordo, Partito Democratico, in relazione al caso dei presunti fondi russi e quindi al caso “Savoini”. Dello stesso avviso anche il Movimento Cinque Stelle che per voce della deputata Anna Macina ha così chiosato sempre in Aula: “Salvini venne convocato in Antimafia sul caso Arata e non si presentò, diversamente da come fa oggi il presidente Conte“. Parole che hanno immediatamente infuocato l’Aula con la risposta della Lega avvenuta tra fischi e un rumoreggiamento generale al grido di “elezioni-elezioni“.