Guglielmo Mollicone, padre di Serena, lotta tra la vita e la morte. Non si è ancora infatti ripreso dall’infarto che nella notte tra il 26 e il 27 novembre. Ora, a tenerlo in vita, sono solo le macchine, mentre tutta Arce (e con lei tuta l’Italia) spera che quest’uomo si possa riprendere e possa vedere, a gennaio, l’inizio del processo per l’omicidio di sua figlia che attende da 18 anni.

Un lutto, poi il dolore del non sapere

Guglielmo Mollicone non ha avuto una vita affatto facile. Rimasto vedovo molti anni fa, nel 2001 ha perso la figlia Serena, 18 anni, uccisa e trovata morta in un boschetto poco lontano da casa.

Al dolore inimmaginabile della perdita e allo shock per quello che era stato fatto alla sua bambina, si aggiunse subito l’umiliazione per quanto accadde subito dopo: durante le esequie funebri Mollicone fu prelevato e portato in caserma, proprio nel posto in cui la stessa Serena (come si scoprirà in seguito) era andata per denunciare le attività di spaccio portate avanti, stando a quanto da lei detto al padre, dal figlio dell’ex comandante Mottola.

L’udienza slittata a gennaio

Dal giorno della morte di Serena, Guglielmo non si è mai arreso: ha cercato di portare avanti una battaglia privata con perizie ed analisi che alla fine, complice la riesumazione del corpo, hanno portato alla conclusione che Serena fosse stata uccisa all’interno del commissariato.

Lo scorso 13 novembre Guglielmo Mollicone è entrato in un’aula di tribunale convinto di stare per assistere all’udienza preliminare alle persone accusate dell’omicidio di sua figlia: Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco.

Invece, un errore nella notifica di un atto ha portato a far slittare l’udienza il 13 gennaio 2020: è atroce pensare che ora Mollicone possa non riuscire ad essere presente al momento che attende da 18 anni.

Guglielmo Mollicone, padre di Serena, lotta tra la vita e la morte. Non si è ancora infatti ripreso dall’infarto che nella notte tra il 26 e il 27 novembre. Ora, a tenerlo in vita, sono solo le macchine, mentre tutta Arte (e con lei tutta l’Italia) spera che quest’uomo si possa riprendere e possa vedere, a gennaio, l’inizio del processo per l’omicidio di sua figlia che attende da 18 anni.

Guglielmo Mollicone non ha avuto una vita affatto facile. Rimasto vedovo molti anni fa, nel 2001 ha perso la figlia Serena, 18 anni, uccisa e trovata mortaio un boschetto poco lontano da casa,

Al dolore inimmaginabile della perdita e allo shock per quello che era stato fatto alla sua bambina, si aggiunse subito l’umiliazione per quanto accadde subito dopo: durante le esequie funebri Mollicone fu prelevato e portato in caserma, proprio nel posto in cui la stessa Serena (come si scoprirà in seguito) era andata per denunciare le attività di spaccio portate avanti, stando a quanto da lei detto al padre, dal figlio dell’ex comandante Mottola.

Dal giorno della morte di Serena, Guglielmo non si è mai arreso: ha cercato di portare avanti una battaglia privata con perizie ed analisi che alla fine, complice la riesumazione del corpo, hanno portato alla conclusione che Serena fosse stata uccisa all’interno del commissariato. Lo scorso 13 novembre Guglielmo Mollicone è entrato in un’aula di tribunale convinto di stare per assistere all’udienza preliminare alle persone accusate dell’omicidio di sua figlia: Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco.

Invece, un errore nella notifica di un atto ha portato a far slittare l’udienza il 13 gennaio 2020: è atroce pensare che ora Mollicone possa non riuscire ad essere presente al momento che attende da 18 anni.

Serena, che voleva lottare contro la droga

Nel 2001, Arce era una città problematica. Terzo mercato di spaccio in Italia per vastità, prima città europea per numero di tossicodipendenti, la cittadina in provincia di Frosinone vedeva i suoi ragazzi cadere nel tunnel della droga. Serena Mollicone aveva visto persone a cui lei teneva molto soffrire per la droga, ed aveva deciso di fare qualcosa: così, convinta che Marco Mottola, figlio del comandante di Arce, fosse uno spacciatore, aveva deciso di andare in caserma per denunciare la cosa. Dalla caserma, però, non è mai uscita viva: chi la vide entrare in caserma non la vide mai andare via. Il suo corpo venne trovato pochi giorni dopo in un boschetto: braccia e gambe legate con un nastro adesivo, la testa chiusa ermeticamente in un sacchetto di plastica. Lasciata nell’erba alta, Serena è stata ritrovata ormai cadavere, nel luogo che ora porta il suo nome: “Fonte Serena”.

Invece, un errore nella notifica di un atto ha portato a far slittare l’udienza il 13 gennaio 2020: è atroce pensare che ora Mollicone possa non riuscire ad essere presente al momento che attende da 18 anni.