luigi di maio

Tempi duri per Luigi Di Maio, stretto tra crisi che si accavallano una dopo l’altra sul doppio tavolo di ministro degli Esteri e di capo politico del Movimento 5 Stelle. Proprio quest’ultimo ruolo è sempre più messo in discussione, arrivando addirittura a far circolare voci di dimissioni, presto smentite. Di Maio prova a rilanciare il Movimento, che sembra però in rotta con la leadership. Non che alla Farnesina vada meglio: nonostante il preparatissimo staff, la diplomazia italiana è diventata una barzelletta dopo la figuraccia nella gestione della crisi libica.

Luigi Di Maio tra grane e dimissioni

Ministro degli Esteri e capo politico del partito di maggioranza in Parlamento: due sfide che Luigi Di Maio sta perdendo.

E in tempi in cui il Medio Oriente è in ebollizione gli errori si pagano cari. L’Iran, di cui l’Italia è il primo partner commerciale, rischia un’escalation con gli Stati Uniti, ma nonostante gli storici rapporti irano-italiani il nostro Paese non è stato minimamente considerato nella gestione della crisi. Per quanto riguarda la Libia, dopo la debacle dell’incontro a Roma tra al-Serraj (che non è proprio arrivato) e Haftar, la credibilità della diplomazia italiana è ai minimi storici. Giuseppe Conte ha preso in mano la gestione della politica estera, guidato da Mattarella, ma dalla Farnesina non arriva cenno di vita.

Per quanto riguarda l’amministrazione del Movimento, i risultati non sono migliori: dimezzati i voti alle europee e parlamentari in fuga verso il gruppo misto o addirittura altri partiti. Il Fatto Quotidiano, il giornale più vicino ai pentastellati, ha riportato indiscrezioni di dimissioni pronte per sfilarsi poco prima di quella che sarà l’ennesima batosta elettorale in Emilia Romagna.

Si parla di 20-21 gennaio come momento migliore e si pensa già alla successione, con in pole Alessandro Di Battista.

Di Maio nega tutto e rilancia con il suo piano

Luigi Di Maio vola a Bruxelles per la riunione straordinaria Consiglio Affari Esteri e intanto nega le ipotesi che lo vogliono presto spodestato. “Una narrazione, con tanto di fantomatica data delle dimissioni, che appare decisamente surreale“, dichiara lo staff sul retroscena de Il Fatto. Intanto a marzo sono stati convocati gli Stati Generali, tra il 13 e il 15 marzo ad Assisi, in cui si metteranno in discussione alcuni capisaldi.

Al palo anche le funzioni di Rousseau, contestata da alcuni senatori pentastellati. E la frecciata a Di Maio arriva con la proposta di separare il doppio incarico politico e governativo, segno che il duplice ruolo di ministro-leader di partito non funziona. Il giovane di Pomigliano sembra abbia voluto troppe carte in mano, che rischiano di rivelarsi letali per lui e, dato il suo delicato ruolo, per la politica estera italiana.