Cronaca

Brexit: cosa succede ora? Tra accordi commerciali, passaporti e viaggi

In attesa del completamento degli accordi, previsto entro il 31 dicembre prossimo, ecco i primi cambiamenti
bandiere del regno unito e dell'europa

Con lo scoccare dell’ora X, tre anni dopo il referendum che ha votato il Leave, il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea e da questo momento viaggerà da solo. La domanda però è una, cosa succede ora e come cambiano nel concreto i rapporti tra gli Stai?

Ecco i cambiamenti provvisori soprattutto per chi viaggia. Bisogna attendere l’esito del periodo transitorio per vedere cosa effettivamente sarà messo in pratica. L’unica certezza resta quella in merito ai documenti di viaggio.

Brexit: tornano le frontiere

Dal 2021 torneranno le frontiere, se l’Inghilterra è un’isola e, come tale, le sue sono frontiere naturali, a vedere tornare un “muro” sarà l’Irlanda.

Repubblica iralndese e Irlanda del nord infatti saranno di nuovo separate. Controlli alla frontiera saranno previsti anche per il TGV una volta passato l’Eurotunnel.

Come cambiano gli accordi commerciali

Come già annunciato dopo il voto all’Europarlamento, ora è tempo di negoziare gli accordi commerciali tra Regno Unito e Stati Europei. Le tempistiche sono abbastanza lunghe, il Primo Ministro britannico ha tempo fino al 31 dicembre 2020 per chiudere le trattative.

Il periodo di implementazione, come lo chiama Johnson, prevederà un mantenimento dei rapporti commerciali così come sono ora, con il Regno Unito che resta nell’unione doganale e nel mercato unico.

Rimanendo ancora formalmente nell’Unione Europea, il Regno Unito dovrà attenersi anche alle norme europee, comprese quelle che riguardano la Corte di Giustizia. Unica differenza, sarà il ruolo decisionale, che invece spetta agli ormai 27 stati membri. I negoziati sul libero scambio sono previsti a partire dal 3 marzo, ma saranno regolate da un accordo politico.

Chi viene toccato dagli accordi

Negli accordi commerciali rientrano diversi settori chiave come il traffico e la sicurezza aerea, le forniture di gas ed elettricità, brevetti e regole per i famaci, il diritto di pesca degli europei in acque territoriali britanniche e viceversa e tutta l’industria agroalimentare interessata ai nuovi accordi di scambio.

Cosa succede a chi vive, viaggia e lavora

Secondo quanto stabilito, per i prossimi 11 mesi sarà ancora possibile spostarsi secondo i principi della libera circolazione. Quando si chiuderà il periodo di transizione però, cambieranno le cose.

Chi vuole trasferirsi per un lungo periodo dovrà comportarsi come se decidesse di trasferirsi in Nazioni come Stati Uniti, Giappone, Emirati Arabi… chi invece risiede già nel Regno Unito può stare tranquillo, deve solo completare, se non è già stato fatto, il Settlment Scheme entro il 30 giugno.

Chi risiede in territorio britannico da più di 5 anni dovrà invece richiedere il Settled Status, ovvero la registrazione della residenza che permette tra le altre cose anche l’accesso ai servizi sanitari. Per quanto riguarda l’immigrazione, non ci saranno divieti d’ingresso, ma chiunque voglia lavorare nel Regno Unito dovrà avere un guadagno minimo di 30mila sterline l’anno.

Passaporto, carta d’identità e visto

La carta d’identità resta un documento di viaggio valido fino alla fine del periodo di transizione, dopodiché il Regno Unito sarà a tutti gli effetti un Paese straniero e, come tale, saranno necessari l’utilizzo del passaporto e la richiesta di un visto se l’intenzione è di restare per periodi superiori ai 3 o ai 6 mesi. Questo punto però rischia di essere ancora modificato dalle trattative che seguiranno nei prossimi mesi.

Il visto d’ingresso nel Regno Unito dovrà essere richiesto entro 3 giorni precedenti la data della partenza.

Cosa cambia per gli studenti?

Naviga ancora in acque sconosciute la questione legata agli studenti. Nei mesi scorsi è stata aspra la polemica che aveva al centro la questione Erasmus, il progetto di scambio e mobilità previsto per gli studenti universitari negli atenei.

Il programma infatti rischia di essere abolito, ma al momento non ci sono certezze in materia. A seguito delle polemiche montate a seguito del primo annuncio, il Governo ha scelto di calmare le acque anticipando che si potrebbe trovare una soluzione differente all’Erasmus.

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