Un’indagine del New York Times sul Coronavirus rivela: la Cina sapeva dell’epidemia già da dicembre, ma ha censurato le informazioni (Immagine di repertorio)

La Cina sapeva, ma ha preferito tacere le informazioni fino a quando ha potuto. Lo rivela un’indagine del New York Times sul Coronavirus. Il regime cinese avrebbe censurato le informazioni sull’epidemia per settimane, ma anche l’Oms è accusata di gravi ritardi nella gestione dell’emergenza. I primi casi di “polmonite sospetta”, infatti, risalirebbero a inizio dicembre scorso.

L’origine del coronavirus a dicembre

Alla base dell’esplosione del Coronavirus ci sarebbe una concatenazione di errori, ritardi e censure. Il primo caso di “malattia polmonare misteriosa” a Wuhan è stato registrato l’8 dicembre, scrive il Corriere della Sera.

In poche settimane i casi sono aumentati, ma Pechino avrebbe atteso fine mese prima di iniziare ad occuparsene. E le informazioni sul virus, infine, non son fuoriuscite prima di inizio gennaio. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha saputo della malattia a Wuhan solo intorno a Capodanno.

Il medico che aveva sottovalutato la situazione

Le testimonianze di alcuni medici, riportate dai media, delineano un quadro ancor più sconcertante. Ad esempio, il dottor Wang Guangfa, primario di medicina polmonare alla Peking University di Pechino, ha ammesso di aver sbagliato la prima diagnosi del virus.

Dopo essersi recato personalmente a Wuhan a gennaio, pensava che il coronavirus si diffondesse solo dalla carne infetta del mercato, e solo dagli animali, non da uomo a uomo. Inoltre, pensava inizialmente che l’epidemia si potesse contenere ed arginare solo chiudendo il mercato di Wuhan. Ma pochi giorni dopo ha scoperto di essere contagiato, quando ormai era già tornato nella capitale. Wang ha quindi ammesso con la stampa locale di aver sottovalutato la portata virale della patologia e la sua capacità di contagio. Giovedì scorso Wang è stato dimesso, guarito.

I dottori censurati dal regime

La situazione si fa ancora più intricata se si pensa ad altri medici di Wuhan che già a dicembre avevano denunciato la presenza di una strana polmonite, pensando anche ad un ritorno della Sars. Il giovane dottor Li Wenliang, a capo del gruppo autore della scoperta, ha lanciato l’allarme online. Ma la censura dei piani alti è arrivata subito, così le autorità di Wuhan hanno inviato la polizia e oscurato le chat e gli screenshot della discussione fra Wenliang e altri 7 colleghi.

Il dottor Li ha affrontato anche una breve detenzione per essere interrogato dalla polizia, prima che lo rimettessero in libertà.

Censure e ritardi hanno favorito la diffusione del virus

In questo modo, il silenzio imposto dall’autorità ai medici ha favorito il propagarsi dell’epidemia. La censura si sarebbe quindi ritorta contro il regime di Xi Jimping, quando ci si è accorti che la situazione era più grave del previsto e il virus si è diffuso anche fuori dalla Cina. Così il presidente ha ammesso l’esistenza e la pericolosità del Coronavirus, aggiungendo: “La situazione è molto grave, e peggiorerà”. Lo stesso sindaco di Wuhan ha inoltre confessato che il controllo sulle informazioni e l’asfissiante burocrazia hanno rallentato le operazioni di contenimento dell’emergenza.

L’Europa all’attacco

L’Europa a questo punto non ha potuto rimanere impassibile. “C’è una grave responsabilità del regime cinese per i ritardi nella denuncia dell’epidemia. Medici minacciati, ritardi e verità nascoste hanno provocato morti e diffusione della malattia nel mondo”, ha tuonato Antonio Tajani vicepresidente di Forza Italia e presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo.

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