Gabriele Corsi

Ogni giorno riceviamo il bollettino aggiornato dei morti e dei contagi da Coronavirus, la malattia che sta mettendo in seria difficoltà la sanità e società italiana. Per molti, però, al momento questi sono solo numeri: in continua crescita, spaventosi nella loro interezza, ma niente più che numeri. A sensibilizzare sull’immane tragedia umana che sta colpendo migliaia e migliaia di famiglie, ci ha pensato una commovente dedica dell’ex Iena e Trio Medusa Gabriele Corsi.

La dedica ai morti per il Covid-19

Tra le pagine dei giornali di queste settimane, i necrologi stanno prendendo sempre più spazio.

Conquistano una pagina dopo l’altra, un ulteriore effetto del contagio del Coronavirus in Italia. Dentro quelle pagine, ci sono migliaia di nomi (superate le 2.500 vittime) di cui è difficile tenere traccia, ora. Non è più facile come raccontare il dolore della prima vittima del Coronavirus in Italia. Ma non va dimenticato che i morti del Covid-19 sono comunque persone, familiari, amici.
Il conduttore televisivo e radiofonico Gabriele Corsi ha voluto ricordare le vittime in un post sui suoi canali social, diventato virale. “Era mio padre“: inizia così il messaggio, affiancato da una foto sfocata di un necrologio.

Post di Gabriele Corsi
Post di Gabriele Corsi

Il pensiero a padri, madri e vittime del Coronavirus

Era mio padre. Quello della foto un po’ sfocata nei necrologi di ieri.
Era mio padre
– scrive Corsi – Lo ricordo con una barba nera nera che mi insegnava a dare calci a un pallone nel parco sotto casa. Era mia madre.
Quella signora elegante morta da sola in ospedale perché non si poteva entrare
. Il dolore più grande. Lei. Da sola. Era mia madre.

Che mi faceva posto nel letto grande quando avevo la febbre e mi sembrava, sempre, l’unica cura possibile“.
La dedica di Gabriele Corsi, ex Iena e Trio Medusa, prosegue poi, “ricordando” anche uno zio con gli occhiali, una zia senza foto che la ritragga. Non i suoi, ma di migliaia di famiglie in Italia colpite dal Coronavirus.

Le vittime che non possiamo piangere

Il post, di cui è stata fatta anche una versione video, si conclude con un duro commento contro coloro che insistono a dire che “muoiono solo i vecchi” o i malati.

Perché no, non erano solo vecchi o malati: “Erano i miei zii, i miei vicini, i genitori, i parenti dei miei amici. Quelli che, adesso, non possiamo piangere“. E a coloro che sottovalutano, che sminuiscono il dolore e la perdita, Corsi dice: “Se sei tra quelli, vuol dire che questo, tutto questo, non ti ha davvero insegnato niente“.

Era mio padre

Non sono numeri. Sono vite, storie, persone. (Montaggio di Giorgio Maria Daviddi)

Gepostet von Gabriele Corsi am Dienstag, 17. März 2020

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