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Alle 17 la videoconferenza straordinaria tra tutti i 27 membri del Consiglio europeo per valutare le norme di restrizioni da adottare all’interno dell’area Schengen per contrastare la diffusione del Coronavirus, dichiarata ufficialmente pandemia dall’OMS.

Da Bruxelles si propende per chiudere le frontiere dell’UE, arginando così l’epicentro dell’epidemia.

Ma che cosa significa area Schengen e cosa vuol dire chiudere i confini dell’Ue?

Area Schengen: che cos’è e come funziona?

Che si parli di spazio, area o zona Schengen, la differenza non esiste. Nello specifico, da definizione, per spazio Schengen si intende l’intera zona comprendente i 26 Stati Europei che hanno “abolito i controlli sulle persone alle loro frontiere comuni“.

Per questo motivo quando a Bruxelles, come in questi momenti, si discute sulla chiusura delle frontiere si deve fare riferimento ad un unico e grande confine che racchiude al suo interno tutti gli Stati aderenti al trattato. Si tratta meramente di uno spazio entro il quale è garantito poter circolare liberamente, un vero e proprio traguardo segnato negli anni dall’UE.

Dello spazio Schengen non fa parte, pur essendo membro dell’Unione Europea, l’Irlanda e di recente, per effetto della Brexit, ne è uscito del tutto il Regno Unito.

Il trattato di Schengen

La Convenzione di Schengen è stato firmata dagli Stati membri dell’Unione Europea aderenti per la prima volta nel lontano 1985 e rientra a pieno titolo nei trattati internazionali dell’UE alla base della giurisdizione europea. Un trattato che per l’appunto entra nel merito della garanzia della libera circolazione delle persone.

Si può sospendere lo spazio Schengen?

Diritto di ogni Stato membro è anche la possibilità di decidere di sospendere l’accordo per un tempo però limitato e corredando giustificati motivi, esattamente come sta accadendo in questi momenti per fronteggiare la diffusione data dall’emergenza epidemiologica legata al Covid-19.

Sospendere l’area Schengen: cosa succede ora?

A parlare di chiusura dei confini e dunque di sospensione dell’area Schengen, impendendo dunque per un tempo limitato la libera circolazione delle persone all’interno dell’UE, è stata la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Una chiusura interna che, al momento, per un periodo di tempo di 30 giorni (con riserve sull’eventuale proroga) impedirebbe l’ingresso all’interno dei confini dello Spazio Schengen.

Anticipazione della restrizione, drastica ed immediata, era stata data da Macron in occasione del suo discorso alla nazione in cui, tra le tante, ha annunciato ed esteso le misure di restrizione per Coronavirus in Francia. Un’Europa che entra in toto in quarantena, un auto-isolamento come unica via percorribile verso l’auspicata recinzione del Covid-19. Un’estensione, in chiave di lettura italiana, delle medesime restrizioni già vigenti sul nostro territorio dall’annuncio dello scorso 9 marzo da Palazzo Chigi di Giuseppe Conte, serata in cui ha definito “zona-rossa” l’intero Stivale.

Si può entrare e uscire dall’area Schengen?

Esattamente come per le norme di restrizione vigenti in Italia, la chiusura dei confini europei ammette eccezioni in caso di strettissima necessità.

Viaggiare da e fuori l’Europa è infatti ammesso per tutti coloro che necessitano di tornare in patria così come per i pendolari ma soprattutto varrà per medici e personale sanitario, costretto a muoversi per motivi di lavoro in questo delicatissimo momento. La definizione dei termini del blocco saranno discussi oggi in sede di videoconferenza del Consiglio straordinario.

Quali sono gli Stati membri dell’area Schengen

L’entrata in vigore dello Spazio Schengen non è stato immediato ma lento e graduale, iniziato nel 1990 con la firma da parte dei 5 Stati membri, vedendo poi l’ufficialità solamente nel 1995.

Fanno attualmente parte dell’area Schengen 26 Paesi, 22 dei quali sono anche Stati membri dell’Unione Europea. Tra questi annoveriamo i primi (Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) a cui si sono uniti poi Spagna e Portogallo e solo successivamente l’Italia che, firmataria nel 1990, ha visto l’entrata in vigore solamente nel 1997.

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