laboratorio, esami

Negli scorsi giorni un’azienda italiana ha prodotto e mandato negli Stati Uniti 500mila tamponi per effettuare i test sul Coronavirus.

La vicenda aveva creato qualche polemica, visto l’attuale dibattito sulla possibilità di fare o meno prelievi a tappeto su parti significative della popolazione. Alcuni giornali, come il Corriere della Sera e la Repubblica, si erano interrogati sull’opportunità di destinare una fetta così grande di test ad un altro Paese. Con un comunicato stampa, la Copan, l’azienda in questione, ha voluto precisare un concetto non secondario: in Italia non mancano i tamponi, ma bensì le risorse dei laboratori, che, per limitazioni strutturali o organizzative, non riescono ad eseguire l’enorme quantità di esami richiesi in breve tempo.

I tamponi non mancano

La Copan, un’azienda di 600 dipendenti con sede a Brescia, è uno dei principali produttori al mondo di sistemi di prelievo e conservazione nel campo della microbiologia. In questo momento di emergenza si sta occupando di fornire a molte nazioni i tamponi che servono per effettuare i test sulla positività al Coronavirus: “Va chiarito che il tampone è solo il dispositivo di prelievo del campione – precisa nel comunicato l’amministratore delegato Stefania Triva – Altre aziende nel mondo si occupano di produrre e commercializzare i test diagnostici a cui i tamponi sono sottoposti in laboratorio”.

Si tratta, secondo l’azienda, di una distinzione fondamentale, in quanto i kit sarebbero attualmente prodotti in numeri molto superiori rispetto alla reale capacità dei laboratori di analizzarli.

La differenza tra tamponi prodotti e test effettuati

Il caso esemplare sarebbe proprio quello dell’Italia, in cui si sta assistendo ad una forte discrepanza di cifre: “Nelle ultime settimane abbiamo consegnato agli ospedali italiani oltre 1 milione di tamponi – continua Stefania Triva – Dall’inizio dell’epidemia, ad oggi, 19 marzo 2020, in Italia sono stati effettuati circa 200mila test: è evidente che in Italia i tamponi non scarseggiano”.

Si può ben capire come questa sia un’informazione rilevante, che potrebbe orientare le decisioni delle istituzioni sulla quantità di test da effettuare nelle prossime settimane. In un momento in cui lo stress a cui è sottoposto il sistema sanitario è notevole, in aggiunta alla mancanza di risorse essenziali come le mascherine, una corretta decisione in materia potrebbe fare la differenza.

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