Medico misura la febbre ad un paziente

L’Italia e il mondo intero non sembrano ancora essere vicini a superare l’emergenza Coronavirus. Tuttavia, mentre in Italia arrivano primi segnali di un possibile piccolo raggiunto, una ricerca evidenzia come le misure intraprese potrebbero aver già scongiurato fino a 120.000 morti da Covid-19 in 11 Paesi europei. Di tutt’altro avviso è Harvard, che ha contestato le misure a singhiozzo intraprese dall’Italia.

La ricerca dell’Imperial College

Forse fa strano parlare di buona notizia, a fronte delle oltre 12.000 vittime da Covid-19 in Italia. Tuttavia, la ricerca pubblicata dall’Imperial College di Londra sembra volta a sottolineare alcuni aspetti positivi emersi dopo il lockdown di molti paesi.

Stando a quanto si legge, infatti, “fino a 120.000 morti potrebbero essere state scongiurate in 11 paesi, inclusi UK, Italia e Spagna“. Un numero tremendamente alto, ma reso possibile grazie ai “governi che hanno portato avanti importanti misure per assicurarsi che il sistema sanitario non arrivasse al collasso“, secondo l’autore del report Dr. Samir Bhatt.

Contagiato fino al 12% della popolazione

L’isolamento fiduciario, la chiusura delle scuole, delle attività e quindi il completo lockdown del Paese avrebbero quindi evitato una catastrofe ben peggiore in quanto a decessi.

C’è però un altro dato significativo riportato dall’Imperial College: i contagiati da Covid-19 negli 11 Paesi esaminati sarebbero tra i 7-43 milioni. Si tratta di una cifra che copre dall’1,88% al 11,43% della popolazione.

Un dato riportato anche dal virologo Roberto Burioni nel post in cui dà lettura dei risultati della ricerca. In Italia sarebbe stato contagiato il 9.8% della popolazione, pari a 5.9 milioni di persone. Numeri ben diversi da quelli dei bollettini e un’ulteriore indizio che i dati riportati non sarebbero completamente attendibili.

Harvard invece boccia le misure italiane

Tra i numerosi contributi citati nella ricerca dell’Imperial College, si evidenzia come le misure prese hanno evitato un centinaio di migliaia di morti. Se ne potranno vedere i benefici solo più avanti tuttavia, perché “questi interventi sono molto recenti nella maggior parte dei paesi” e c’è quindi un “ritardo tra infezione e decesso“.

Per quanto riguarda l’Italia però, l’università statunitense di Harvard è di parere contrario. Stando a quanto pubblicato sull’Harvard Business Review, infatti, alcuni aspetti della crisi in italia sarebbero in parte attribuibili ad “pura e semplice sfortuna, non erano sotto il pieno controllo dei legislatori“.

Altri aspetti, tuttavia, sarebbe dovuti a “assoluti ostacoli dei leader italiani nel riconoscere la portata della minaccia da Covid-19“.

Gli errori della politica italiana

Nell’articolo pubblicato, si evidenzia come l’allora epidemia in Italia sia stata presa molto sottogamba. Vengono citati “politici italiani che stringevano mani a Milano e sottolineavano che l’economia non aveva nulla da temere a causa del virus” (un possibile riferimento che sembra puntare a Nicola Zingaretti).

Per Harvard, si è verificato quello che alcuni scienziati comportamentali chiamano confirmation bias, ossia “la tendenza a tenere in considerazione informazioni che confermano la nostra posizione preferita o ipotesi iniziale“.

Nello specifico, che non ci fosse nulla da temere. Ma “minacce come una pandemia evolvono in maniera non lineare” e quindi bisognava, secondo Harvard, agire di conseguenza. “Un gioco che molti politici non vogliono fare“.

Adottate solo soluzioni parziali

L’articolo prosegue dicendo che in Italia c’è stata una “sistematica inabilità ad ascoltare gli esperti“. Inoltre, si sarebbe reagito con una serie di decreti graduali, che non avrebbero aiutato a contenere il contagio. Viene poi sottolineata la differenza di approccio tra Lombardia e Veneto, con quest’ultima più incline a controlli a tappeto.

Il messaggio finale è chiaro: “Se i legislatori vogliono vincere la guerra contro il Covid-19, devono adottare un approccio sistematico, che soppesi velocemente le misure che funzionano e quelle da fermare“. Un lavoro difficile, conclude Harvard, “ma con quello che c’è in gioco, va fatto“.

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