Ursula von der Leyen

Col passare dei giorni e l’aumentare delle drammatiche condizioni dell’emergenza Coronavirus in tutta Europa, l’azione dell’UE si fa sempre più pressante. Nelle parole e nei piani, per il momento. I Presidenti della Commissione Europea e del Consiglio Europeo hanno reso noto il piano per allentare le misure di contenimento nel continente: la strada è lunga.

L’UE non può restare chiusa all’infinito

Mentre in Italia si discute di Mes e Fase 2, anche l’Europa cerca di guardare oltre l’ostacolo e organizzarsi per la ripresa. Questo perchè “le misure straordinarie di chiusura non possono durare all’infinito“, come riportato da Ursula von der Leyen e Charles Michel.

I 2 Presidenti Europei hanno illustrato la Joint European Roadmap towards lifting Covid-19 containment measures, ossia il piano per la rimozione delle misure di contenimento in Europa. Non sarà un percorso semplice, tuttavia, anzi: sarà graduale e prevede alcune pre-condizioni per essere attuato.

Sono tre le condizioni per ripartire, illustrate e riportate da numerosi fonti:

  • È necessaria una “solida valutazione epidemiologica, una prova cioè che ci sia un calo nella diffusione del virus per un cospicuo periodo di tempo.
  • Fondamentale avere a disposizione una “riserva di letti di terapia intensiva, per far fronte ad un eventuale ritorno dell’emergenza.
  • Effettuare test su vasta scala sulla popolazione dei vari Stati.

Serve un nuovo piano Marshall per l’Europa

Quelle illustrate dal Roadmap sono quindi condizioni necessarie per poter tornare ad una parvenza di normalità. Tuttavia, servirà anche altro, specie dal punto di vista economico. Non solo Mes con o senza condizionalità o Eurobond, per Ursula von der LeyenL’Europa ha bisogno di un nuovo Piano Marshall“. Nella dichiarazione riportata da numerose fonti, precisa: “Avremo bisogno di ingenti investimenti pubblici e privati per ricostruire l’economia e creare nuovi posti di lavoro.

La chiave è un nuovo, potente bilancio pluriennale dell’Unione.

Il 23 aprile si terrà il fatidico incontro tra capi di Stato: allora, forse, la matassa verrà sbrogliata e l’Europa potrebbe prendere una decisione. Insieme oppure no, come ribadito da Conte nei giorni scorsi.

Critiche per il taglio di Trump all’Oms

Sempre dall’Europa, così come da molti altri Stati del mondo, sono arrivate le feroci critiche contro la scelta di Trump di interrompere i fondi all’Oms. I ritardi hanno causato la perdita di vite umane, ha dichiarato Trump.

Tra le proteste più accese si registra quella dell’Alto rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell. Adnkronos riporta le sue parole di “Profondo rammarico per la decisione degli Stati Uniti di sospendere i finanziamenti all’Oms“. Questo perché: “Non c’è alcuna ragione che giustifichi questo passo in un momento in cui i loro sforzi sono necessari più che mai per contenere e mitigare la pandemia di coronavirus“.

Sullo stesso tono anche la Russia, che parla di “approccio egoistico“, così come l’Iran (“vergognoso taglio“) e l’Unione Africana (“assolutamente deplorevole“). Si spinge oltre il Lancet: la nota rivista scientifica ha accusato Trump di “crimine contro l’umanità” per il taglio dei fondi all’Oms.

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