una donna che si tiene la mascherina

Due fratelli napoletani hanno realizzato una mascherina green, nata dall’utilizzo di materiale totalmente riciclabile. È la risposta dei fratelli D’Angelo al forte impatto che le mascherine usa e getta, estremamente richieste durante l’emergenza Coronavirus, possono avere sull’ambiente.

Le mascherine tornano sterili dopo un lavaggio in lavatrice

Si chiamano Salvatore e Giuseppe D’Angelo, sono due fratelli e creatori della mascherina sostenibile, uno degli strumenti più richiesti e discussi durante la pandemia da Coronavirus. Il primo, Salvatore, è amministratore della Dnt srl, azienda campana specializzata in tecnopolimeri che opera nel settore dello stampaggio di materie plastiche.

Il secondo, Giuseppe, è ingegnere edile titolare dello studio Suigeneris design.M-ask, da cui prende il nome il prodotto in questione. “Durante la quarantena abbiamo unito le nostre forze per produrre qualcosa di nuovo”, dicono i fratelli che hanno realizzato le mascherine in Tpu (poliuretano termoplastico), secondo le dichiarazioni riportate da Il Mattino. Si tratta di un materiale idoneo sia all’uso medico sia per la realizzazione di dispositivi che possono venire a contatto con la pelle o mucose umane. Vogliamo nel nostro piccolo proteggere la natura e produrre uno strumento necessario in questo periodo di emergenza, adatto a tutte le tasche”, le parole riportate dal quotidiano.

Infatti, dopo un lavaggio in lavatrice a 60°, la mascherina torna perfettamente sterile.

Avremo bisogno di 953 milioni di mascherine al mese

Il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli aveva detto nel mese di marzo che per gli italiani il fabbisogno mensile è di circa 90 milioni di mascherine. Partendo dal presupposto che in alcune regioni, come Lombardia e Campania, sono già obbligatorie per chiunque esca di casa, è prevedibile che la richiesta cresca.

Infatti nel resto d’Italia le mascherine sono consigliate, ma probabilmente diverranno obbligatorie in luoghi in cui è più facile incontrare altre persone come mezzi pubblici e supermercati.

Il Politecnico di Torino, riportano le fonti, ha fatto una stima del fabbisogno nazionale, a partire dalle riaperture del 4 maggio. Si parla di 953 milioni di mascherine al mese, 35 milioni al giorno (escludendo una percentuale di popolazione che presumibilmente lavorerà in smart working). Un danno per l’ambiente incredibile, se si pensa che le mascherine (quasi tutte) non sono riciclabili.

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