Primo piano di Alfonso Bonafede

Entra in gioco anche l’avvocato Carlo Taormina nella polemica Bonafede vs Di Matteo sulle nomine del Dap (Dipartimento di Amministrazione penitenziaria) che portarono nel 2018 all’elezione a capo di Francesco Basentini.

Carlo Taormina ha infatti sporto denuncia presso i carabinieri di Roma chiedendo che venga fatta chiarezza sulla nomina, e su potenziali connessioni tra quella vicenda e le recenti scarcerazioni di detenuti condannati per reati di stampo mafioso.

Taormina chiede chiarezza sulla vicenda

Sembra propendere per la versione di Di Matteo l’avvocato Taormina, che nella denuncia dichiara che “sia necessario stabilire per quale ragione e su indicazione di chi il ministro Bonafede decise di nominare il magistrato Basentini a capo del del Dap e si tratta anche di stabilire quali interconnessioni vi possono essere con le recenti e numerose scarcerazioni di boss mafiosi”.

Ultimamente, infatti, alcuni boss mafiosi sono stati messi ai domiciliari laddove è stato ritenuto che la permanenza in carcere avrebbe aumentato esponenzialmente il rischio di contrarre il coronavirus. Tra questi anche Pasquale Zagaria e Cataldo Franco, uno dei complici del rapimento di Giuseppe Di Matteo.

La versione di Di Matteo

Nino Di Matteo, durante una puntata di Non è l’Arena, aveva insinuato che ci sarebbe stato lui in lizza, nel 2018, per il ruolo di capo del Dap ma che in seguito Bonafede avrebbe cambiato idea.

Secondo la versione di Di Matteo la proposta della carica era già arrivata, ma in contemporanea si erano levate le proteste di alcuni boss mafiosi: “alcune informazioni che il Gom della polizia penitenziaria aveva trasmesso alla procura antimafia e anche al Dap avevano descritto la reazione di importantissimi capi mafia che dicevano ‘Se nominano Di Matteo è la fine’ ”.

La versione di Bonafede

Subito dopo, secondo Di Matteo, Bonafede avrebbe cambiato idea sulla nomina, offrendogli invece il ruolo di Direttore generale al Ministero. Secondo Di Matteo Bonafede sarebbe stato messo nella posizione di dover ripensare alla decisione presa: “Sto raccontando un fatto che penso il ministro non potrebbe smentire. Fu una precisa proposta a cui avevo aderito. (…) Ci aveva ripensato o forse qualcuno lo aveva indotto a ripensarci”.

La versione di Bonafede, arrivata in diretta, è ben diversa: Io ho chiamato il dottor Di Matteo per la stima che ho nei suoi confronti, parlandogli della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli, o capo del Dap o direttore degli Affari penali, dicendogli che era mia intenzione farlo scegliere praticamente a lui, anche se ne avremmo parlato insieme”.

Insomma, il fatto che il ruolo fosse già stato proposto unicamente a lui e che il cambio di decisione sia stato influenzato dai pareri dei boss mafiosi sarebbe solo una “percezione” del Dottor Di Matteo.

Chi ha ragione?

Proprio sul punto, Taormina chiede ulteriori indagini: “Procedere a tutti i rigorosi accertamenti del caso onde stabilire se Di Matteo sia un diffamatore o un destabilizzatore delle istituzioni ovvero se Bonafede abbia risposto a istanze non rigoriste nei confronti della mafia carceraria, salvo a dover prendere semplicemente atto della sua inadeguatezza istituzionale”.

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