I genitori di Giulio Regeni contro la vendita di navi militari al regime egiziano:

Lo Stato italiano ci ha traditi. Basta atti simbolici, il tempo è scaduto”. Non usano mezze misure i genitori di Giulio Regeni, intervistati da Diego “Zoro” Bianchi su La7 nell’ultima puntata di Propaganda Live. Sono passati ormai quasi 4 anni e mezzo dal rapimento e dal successivo omicidio del ricercatore italiano in Egitto. I governi che si son succeduti in questi anni hanno promesso fermezza, giustizia e verità. Ma Paola e Claudio Regeni non ci credono più. Non dopo un altro accordo economico tra Italia ed il regime egiziano di al-Sisi per la compravendita di armamenti militari.

Affare da 9-11 miliardi di euro

Mercoledì pomeriggio Luigi Di Maio alla Camera assicurava che “La vendita non è ancora stata autorizzata”. Il giorno dopo, tuttavia, il premier avrebbe il via libera alla cessione di armamenti militari all’Egitto, che dovrebbe fruttare all’Italia tra i 9 e gli 11 miliardi di euro. Dai banchi del governo, nessuno si sarebbe opposto. Staremmo così vendendo al regime egiziano due fregate Fremm della Marina militare italiana, cui teoricamente dovrebbero aggiungersi altre 4 navi, un satellite da osservazione, 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo.

Stando a quanto denunciato da Amnesty International e dagli organi di stampa, il Consiglio dei ministri avrebbe dato il via libera all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) per la vendita delle navi militari. L’associazione umanitaria, insieme a Rete della Pace e Rete italiana per il Disarmo, ha lanciato una mobilitazione dal titolo #StopArmiEgitto.

Cecilia Strada: “Vendere armi come sostenere torture e omicidi”

Ad accogliere e rilanciare l’appello di Amnesty interviene anche Cecilia Strada, ex presidente di Emergency e figlia dei fondatori Teresa Sarti Strada e Gino Strada.

 “Vendere armi significa sostenere quello che l’Egitto sta facendo al suo interno: torture, ragazzi scomparsi, ammazzati, studenti come Regeni e Zaky”, ha dichiarato intervistata da Giulio Cavalli su TPI. Per questo, la filantropa e le associazioni umanitarie richiedono a gran voce che si discuta in Parlamento della questione, come richiede la legge 185 del 1990 sull’esportazione di armamenti. La legge dice esplicitamente che: “L’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono vietati verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere”.

I genitori di Giulio Regeni: “Basta prese in giro. Tempo scaduto”

Il capo politico del M5S Vito Crimi, intervistato da Peter Gomez, ha difeso così la mossa del governo: “Non stiamo regalando le fregate all’Egitto, le stiamo vendendo. L’Egitto ha chiesto delle navi a vari Paesi. Noi abbiamo la possibilità di venderle. È una manovra di tipo economico”. Una debole giustificazione, secondo tanti.

Cecilia Strada, infatti, tuona: “Gli interessi dell’Italia sono maggiori degli interessi delle fabbriche d’armi. C’è un ragazzo italiano morto, le autorità hanno ostacolato le indagini, ridurre tutto al fattore economico è miope, non si fa l’interesse del proprio Paese”. Al di là del dibattito politico, c’è una famiglia che da più di 4 anni attende dalle istituzioni il mantenimento delle promesse di verità e giustizia. Il commento dei coniugi Regeni tuttavia non lascia spazio ai dubbi: “Siamo stati traditi dal fuoco amico, non dall’Egitto. Non intendiamo farci prendere più in giro. Basta atti simbolici, il tempo è scaduto”.