strage di bologna

Alle 10.25 del 2 agosto 2020 saranno passati esattamente 40 anni dalla Strage di Bologna. Ancora oggi ricordata come uno dei più drammatici attentati della storia repubblicana italiana, la Strage alla stazione rimane ancora oggi sinonimo di dolore, morte ma anche profondo mistero. Ci sono state condanne definitive ai cosiddetti “esecutori”, e pure si sono scoperti quelli che sono ritenuti essere i “mandanti” della terribile strage. Tuttavia, non si riesce ancora a mettere un punto, a trovare una verità definitiva, a dare giustizia ai parenti delle vittime della Strage di Bologna.

Bologna, 2 agosto 1980 ore 10.25: scoppia la bomba

La storia, che diventerà presto parte della Storia – con la maiuscola – inizia un sabato mattina. Numerose sono le testimonianze di quel giorno, così come puntuale il ricordo di ciò che accadde in questo giorno nero per l’Italia. Alle 10.25 del 2 agosto 1980, infatti, nell’ala ovest dell’edificio della stazione di Bologna scoppiò una bomba, nascosta una valigia abbandonata. 23 kg di esplosivo che colpirono in pieno il treno treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea e fecero crollare la pensilina della stagione.

La Strage di Bologna causò 85 morti e 200 feriti, oltre a quasi mezzo solo di indagini, depistaggi e una frenetica caccia ai colpevoli che, negli anni, è costata sia accuse e condanne ad innocenti, sia sentenze definitive a coloro che sono ritenuti ormai, a tutti gli effetti, i colpevoli del massacro di Bologna.

Strage di Bologna, chi sono i colpevoli

Tra chi fu ingiustamente accusato, ci fu Francesco Furlotti, vicino agli ambienti di estrema destra e per questo tra i primi sospettati insieme ad altri 27 ragazzi.

Adnkronos ha riportato le sue parole, 40 anni dopo, ci cui 10 passati in carcere: “Mesi di umiliazioni. Chi cancellerà quell’onta di vergogna di essere accusato di aver ucciso 85 persone?“. Come detto, Furlotti venne assolto.

Destino diverso invece per coloro che sono stati condannati in via definitiva per la Strage di Bologna, i cosiddetti “esecutori”. I colpevoli di tutti quei morti sono stati identificati in Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, facenti parti dei Nuclei Armai Rivoluzionari. Assieme a loro, nel 2007 venne condannato anche Luigi Ciavardini, solo minorenne all’epoca dei fatti.

Quest’anno, si è aggiunto anche un altro ergastolo per Gilberto Cavallini, ritenuto la mente dietro la logistica dell’attentato.

Il ruolo Paolo Bellini, detto Primula Nera

Oltre a loro, è emerso negli anni anche un quinto nome, legato a numerosi fatti tra i più neri e truci della storia italiana. Si tratta di Paolo Bellini, l’ex Primula Nera. A posizionarlo sulla banchina della stazione di Bologna, nei giorni del 2 agosto 1980, è stata la moglie Maurizia Bonini: secondo la donna, l’uomo con la catenina al collo era proprio Paolo Bellini. Dietro a lui, però, di nuovo il sospetto che i Servizi Segreti sapessero o comunque abbiano avuto un ruolo fondamentale nell’attentato e nei depistaggi.

Nelle indagini, è stato coinvolto anche l’ex capo del Sisde Quintino Spella.

Strage di Bologna, chi sono i mandanti

Fioravanti, Mambro, Ciavardini, Cavallini e Bellini: sono loro, secondo le indagini e sentenze definitive, gli esecutori materiali della Strage di Bologna, di matrice nera. Dietro di loro, però, un vero organismo di potere. Il filone di indagini sui mandanti della Strage di Bologna, infatti, ha restituito grossi nomi.

La strage, sarebbe stata organizzata e sovvenzionata da Licio Gelli, eminenza grigia della politica italiana e a capo della Loggia della P2.

Assieme a lui Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. 4 mandanti, tutti morti e con loro anche la possibilità di arrivare una volta per tutte alla verità. La Strage di Bologna, sommariamente, fu un tragico attentato volto a “destabilizzare per stabilizzare“, secondo una formula spesso usata, ma le sue vere motivazione e dinamiche sono, 40 anni dopo, ancora avvolte da mistero e dolore per i familiari delle 85 vittime e 200 feriti.

Il ricordo di Mattarella sulla Strage di Bologna

Pochi giorni fa, in occasione anche dell’anniversario della Strage di Ustica, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato proprio alla stazione di Bologna.

Nel luogo visitato da Sandro Pertini, Mattarella ha detto: “Vi sono poche parole da poter pronunciare: dolore, ricordo, verità“.

Poi, ha aggiunto: “La mia presenza qui ha questo significato: la partecipazione al dolore che rimane, la solidarietà della Repubblica per questo dolore. Il dovere del ricordo della memoria perché non si smarrisca mai la consapevolezza di quanto avvenuto e che va impedito per il futuro“. Un futuro impegnato, ancora, nella ricerca della verità.

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