arrivo in Italia di cesare battisti

Il carcere di Corigliano Rossano (Cosenza) è la nuova “dimora” di Cesare Battisti. L’ex membro del gruppo terroristico dei Pac è stato trasferito ieri dalla Sardegna alla Calabria, perché, spiega l’Agi, nel carcere di Oristano non è presente un reparto di alta sicurezza. Battisti, condannato all’ergastolo per 4 omicidi, resterà nella sezione AS2, dedicata ai condannati per terrorismo, che già ospita 18 persone.

Il carcere di Rossano

Il carcere di Corigliano Rossano soddisfa invece il requisito del circuito di “alta sicurezza” richiesto. Tuttavia, presenta alcune problematiche, sottolinea la Gazzetta del Sud.

Innanzitutto, la mancanza di un direttore fisso da quasi 2 anni. Ma anche la questione del personale utilizzato nell’istituto penitenziario: 135 uomini sulla carta, per ora 126 assegnati, di cui 10 in convalescenza o vicini alla pensione. Infine, aggiunge il quotidiano, un ulteriore problema è rappresentato dai diversi tentativi di ingresso illecito di cellulari per i detenuti.

L’isolamento di Cesare Battisti

Dopo il suo rientro in Italia, dopo 37 anni da latitante, a gennaio 2019, Cesare Battisti ha trascorso praticamente un anno e mezzo in isolamento diurno, nonostante le proteste dei suoi legali.

A giugno, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha rifiutato la richiesta della difesa di Battisti di declassificare il tipo di detenzione ad un circuito di media sicurezza. Niente Rebibbia dunque, o Milano Opera, ma Rossano, in provincia di Cosenza.

Lo sciopero della fame

Negli scorsi mesi, l’ex terrorista dei Proletari armati condannato all’ergastolo per 4 omicidi, si era lamentato delle condizioni in cui era tenuto nel carcere oristanese. Temeva per la sua salute a causa della scarsa alimentazione. Negli scorsi giorni, invece, è arrivato perfino allo sciopero della fame per protesta.

Battisti si sentirebbe, riporta l’Agi,sequestrato, ostaggio dell’esecutivo. Un prigioniero politico, prigioniero di una sporca guerra tra lo Stato e la lotta armata. La guerra delle istituzioni nei miei confronti si manifesta con un isolamento illegittimo e una classificazione (il regime di alta sicurezza) retroattiva di 40 anni”.