Antonio Logli

Niente da fare per Antonio Logli, l’uomo condannato in Cassazione per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa. Nelle scorse settimane, sembrava essersi accesa una timida luce di speranza attorno alla sua controversa vicenda: un investigatore privato aveva iniziato ad indagare sul caso e all’orizzonte sembrava poter apparire l’ipotesi di una revisione processuale. Ora quella luce si è spenta: il criminologo Davide Cannella ha lasciato il caso e in un’intervista a The Social Post ha rivelato i motivi.

Antonio Logli, l’investigatore privato abbandona il caso

A distanza di quasi 8 anni il prossimo 13 dicembre, la scomparsa di Roberta Ragusa continua a riempire le pagine di cronaca nera.

Non per nuovi avvistamenti della madre di Gello, quanto per il fatto che il marito Antonio Logli ha annunciato che si risposerà con l’amante Sara Calzolaio. Oltre alle vicende sentimentali dell’uomo condannato per omicidio e distruzione di cadavere, però, non si è mai spenta la speranza dei legali di ottenere una revisione del processo. In attesa della risposta dalla Corte dei Diritti Europea, il caso era stato affidato a Davide Cannella della Falco Investigazioni, che in carriera ha lavorato su numerosi casi d’alto profilo come il Mostro di Firenze, la Strage di Erba o la morte di Elena Ceste.

Proprio Cannella, però, ora fa un passo indietro: “Stamattina abbiamo comunicato che ho rinunciato formalmente all’incarico“. L’investigatore è deciso: “Ho deciso irrevocabilmente di rinunciare all’incarico affidato […] In quanto a parer mio non ritengo vi siano margini operativi tali da poter concretizzare l’ipotesi di istanza revisionale“.

I motivi per cui ha abbandonato il caso di Roberta Ragusa

Contattato direttamente dal legale di Antonio Logli, ma anche dalla compagna Sara Calzolaio, Davide Cannella ha dichiarato di aver lasciato il caso anche perché “Ci sono state delle incomprensioni iniziali.

[…] Mi piace lavorare sul pulito, non avere influenze di nessun tipo e soprattutto in modo particolare mi piace essere libero operativamente“. In questo caso, invece, “Ho capito sin da subito che cercavano di dire fai così o fai cosà. No, io non ci sto. A differenza dell’avvocato, che se vai da lui con le mani sporche di sangue ti difende, io devo trovare degli elementi oggettivi che mi devono convincere.

Quando ci sono situazioni ostative tali da non far sentire tranquilli nell’indagine, bisogna fermarsi“.

Eppure, nelle scorse settimane Davide Cannella aveva iniziato il suo lavoro: “Mi sono messo lì con pazienza certosina, ho riletto tutti gli atti e trovo delle incongruenze piuttosto… Ruvide“.

Le incongruenze nel caso di Roberta Ragusa

Secondo l’investigatore privato, ci sono alcuni elementi del caso che l’hanno convinto a non accettare l’incarico della difesa: “In tutta la parte iniziale della scomparsa della Ragusa, a parer mio ci sono situazioni che lasciano molto a desiderare per il modo, il comportamento generale di Logli“. Questo suo abbandono, specifica, non significa che ritiene Logli colpevole, ma abbastanza per non lasciargli intravedere spiragli per lavorare su un caso che, comunque, resta particolare anche nella sua sentenza.

Se avessero avuto la certezza matematica che il signor Logli ha ucciso la moglie – dice Cannellala condanna non sarebbe stata di 20 anni, sarebbero stati 30. È un po’ salomonica, questa condanna“.

Le possibilità che Roberta Ragusa sia viva

Una condanna, quella a Logli, arrivata senza che sia mai stato trovato il corpo di Roberta Ragusa a dimostrare l’avvenuto omicidio. “Ci sono decine di casi di questo genere, donne scappate e che lasciano dietro i figli” dice l’investigatore privato, che non è stupito del fatto che la Ragusa sarebbe sparita volontariamente senza portarsi dietro i figli.

Piuttosto, a stupirlo è un altro elemento: “Una donna che sparisce in pigiama non la capisco. Una donna che vuol far perdere le sue tracce si organizza, è molto raziocinante e pragmatica“. Sono proprio i figli, però, a non abbandonare le speranze che la madre sia viva.

Difficile quindi, per Davide Cannella, credere alla fuga volontaria: “Leggendo gli atti si capisce in automatico che la Ragusa aveva capito che c’era questa storia parallela, all’ultimo ha capito anche chi era la persona con cui il marito se la faceva“.

Ci sono però molti elementi poco chiari, come i telefonini fatti sparire all’improvviso: “Sai che tua moglie ti ha scoperto, ormai cosa dici all’amante? ‘Vai a buttare i telefonini’? Perchè? Al limite butti via il tuo“. E ancora: “Mi torna un po’ strano però l’occultamento, la distruzione del cadavere. Sono ipotesi ma di concreto non c’è niente. Hanno anche detto che potrebbe aver distrutto il cadavere nei forni dei cimiteri, ma dagli atti non sarebbe stato possibile per un infinità di motivi“.

Roberta Ragusa ed Elena Ceste: casi speculari

Al momento, quindi, si arenano le possibilità di dare a Logli la revisione del processo che chiede.

La vicenda, a livello processuale, è conclusa da tempo: un altro femminicidio, ma anche un altro caso contorto, in cui la colpevolezza è scritta su carta ma sulla quale restano dubbi di ogni sorta. Un po’ come il caso di Elena Ceste, che l’investigatore definisce “speculare“: anche in questo caso, si sta lavorando alla revisione del processo per Michele Buoninconti, condannato in terzo grado.

Anche sulle indagini per la morte della 37enne di Motta a Costigliole d’Asti, c’è la mano dell’investigatore Davide Cannella, che in questo caso ha trovato più di un elemento per proseguire le indagini.

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