Lapo Elkann si racconta: dagli eccessi alla rinascita, dall'amore per il nonno al rapporto difficile con la madre

Non a tutti è concesso il lusso della redenzione. C’è chi una volta entrato in un tunnel buio, non riesce più a trovare lo spiraglio di luce verso l’uscita. Altri, invece, riescono con un misto di fortuna, tenacia e aiuto, a ritrovare se stessi, a ripulire la propria immagine, a ricominciare. Uno di questi è Lapo Elkann, nipote di Gianni Agnelli, per anni protagonista delle pagine dei giornali con i suoi eccessi e scandali. Ma oggi, dopo essere giunto sull’orlo del precipizio, Elkann non è più un ragazzo succube delle dipendenze, degli incubi e degli istinti suicidi, ma un uomo nuovo, proiettato verso il futuro, non più schiavo del suo passato.

Nonostante le cadute, il rapporto in rovina con la madre, Lapo ha trovato la forza di rialzarsi e dare un nuovo senso alla vita, in aiuto degli altri: “Se posso mettere a disposizione la mia visibilità, io ci sono”.

Quando Lapo ha capito di aver toccato il fondo

In un’intervista di rara sincerità, Lapo Elkann si racconta senza maschere al Corriere della Sera. Ripercorre le tappe che hanno segnato nel bene e nel male il suo percorso.

La dipendenza, l’overdose, gli abusi da ragazzino, la voglia di farla finita frenata da una più forte volontà di vivere, pregi e difetti della famiglia. Con fatica e sofferenza, Lapo Elkann è risorto dalle sue ceneri come una fenice. È servito toccare il fondo, per ripartire. Il momento iniziale della sua catarsi è lo stesso Lapo a raccontarlo: “Ero nel carcere di Nisida. Un ragazzino, arrestato a 11 anni, mi fa: Lapo, sei figo! Chiedo perché. E lui: perché pippavi e andavi a prostitute.

Mi sono sentito rabbrividire. Era un baby killer della camorra, aveva ucciso 3 persone. Mi sono detto: adesso, con tutta la fortuna e i privilegi che hai, ti dai una mossa e vedi di fare la differenza”.

I progetti solidali con la fidanzata Joana durante il lockdown

Prima della rinascita, Lapo è caduto diverse volte, ma non rinnega i passi falsi del passato. Dagli abusi in collegio all’overdose, dal coma all’incidente di Tel Aviv, fino al finto rapimento di New York. “Ho sofferto per accettare le mie debolezze e imparare a chiedere aiuto.

Ho imparato ad amarmi. Non ero orgoglioso di me”. Nel raggiungimento di questo importante traguardo, hanno avuto un ruolo cruciale i fratelli e la fidanzata Joana Lemos, “la prima che non sta con me per la visibilità o i soldi. Con lei, voglio costruire”. Insieme, durante il lockdown, hanno portato avanti con successo diversi progetti in aiuto dei più bisognosi in tutta Italia, da Milano alla Sicilia.

Famiglia: dal nonno Agnelli alla madre

E poi c’è il nonno, Gianni Agnelli, “un faro”, il suo vero mentore fino alla fine. “Con la morte di mio nonno ho imparato anche che quando le cose vanno male la gente ti volta le spalle”.

Ma mentre con suoi fratelli John e Ginevra ha messo in pratica il mantra “United we stand, divided we fall” (Uniti stiamo in piedi, divisi cadiamo), con la madre Margherita Agnelli invece i rapporti si sono deteriorati, soprattutto con le dispute legali legate all’eredità. “Purtroppo, non è possibile dialogare con mia madre. Ha visioni contorte e illogiche. Ho capito con tristezza che è autodistruttiva, autolesionista. Lei ha diviso la famiglia in due. Nel futuro, amerei che non ci fossero battaglie, ma le vuole lei. È una scelta sua e io me ne rammarico”.

La serenità ritrovata di Lapo Elkann

Oggi però ci sono tanti altri motivi per sorridere e guardare al futuro con ottimismo. Innanzitutto, la sobrietà: “Il mio orgoglio più grande, perché, senza, non ho niente, rischio di perdere le mie aziende, le persone che amo, me stesso. Io non ho mai usato le sostanze per divertimento, ma sempre per autodistruzione, per non sentire i vuoti. Oggi, quei vuoti li accetto e li so gestire”. Una battaglia comunque quotidiana, perché “Il demone è lì, non dorme, devi sempre domarlo”. Attraverso l’amore e l’impegno quotidiano.

Ad esempio, con la sua Onlus Laps, che si occupa di aiutare bambini che, come lui, soffrono di dislessia e disturbi dell’apprendimento, hanno subito abusi, lottano contro dipendenze e discriminazioni. Lapo Elkann ha imparato ad aiutare gli altri, aiutando di riflesso se stesso: “Ora, per la prima volta, guardo avanti e vedo una vita senza più montagne russe”.

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