loredana berte a verissimo

Puntata incentrata sul problema gravissimo della violenza contro le donne quella di Verissimo, che vede una serie di ospiti vittime di abusi raccontare le loro esperienze. L’obiettivo è sensibilizzare su una realtà che colpisce una donna su 3 in Italia, secondo i dati Istat, che nel corso della loro vita subisce almeno una qualche forma di violenza sessuale o fisica.

Tra le testimonianze anche quella di Loredana Berté, una delle prime artiste ad affrontare questo tema. La cantante ha raccontato lo stupro subito a 17 anni e la violenza domestica vissuta dalla madre a causa del padre.

Loredana Berté, il ricordo terribile della violenza

La cantante aveva parlato di quell’episodio traumatico nel 2017 e oggi torna a rivangarlo per lo speciale di Verissimo sulla violenza di genere. Un ricordo doloroso, che Loredana Berté non potrà mai dimenticare: “Mi ha preso a calci, pugni, mi ha violentata. Uscendo viva da quella situazione, mi sono ritrovata nel taxi, ha visto una per strada che barcollava e mi ha preso e mi fa portato in ospedale“.

Lì sono stati fatti tutti gli accertamenti, ma “Non ho potuto denunciare, perché allora non era proprio il caso“, ricorda la cantante, “Io so che questo signore è uno della Torino bene, quindi me ne sono guardata, anche perché non volevo che mia madre venisse a sapere della violenza.

Le avrei prese oltre che da lei, anche sentirmi in colpa, perché io c’ero andata, ero lì in quell’appartamento terrificante“.

Loredana, dopo quell’esperienza traumatica “Non ho voluto più vedere uomini per anni, almeno 5-6. Io ne avevo 17 quando sono stata violentata. Alle donne dico che al primo schiaffo bisogna denunciare, non aspettare“.

Salvate i centri anti-violenza

Loredana Berté, parlando della violenza sessuale, lancia un appello: “Stanno chiudendo i centri anti-violenza, è l’unico punto in cui donne violentate psicologicamente e fisicamente possono trovare un po’ di serenità. Li stanno chiudendo, tutti“. La cantante chiede che vengano preservati, che le donne possano trovare lì un rifugio sicuro.

Non è colpa nostra, non sono in diritto di toccarci nemmeno con un dito, se andiamo in giro con una minigonna, se andiamo a cena“, dichiara, invitando di nuovo a denunciare.

La violenza in famiglia: “Mia madre era una moglie-bambina”

Loredana Berté ha conosciuto abusi sin dalla tenera età.

La madre, racconta, “era del Sud, si è sposata a 16 anni. Era praticamente una moglie-bambina venduta a questo signore e a 17 anni aveva già la prima bambina“.

Il padre era un uomo violento: “Ha approfittato di lei e quando non gli andava qualcosa riversava la sua rabbia, la sua cattiveria, la sua potenza… In casa c’era questa tensione che si tagliava con il coltello. Non parlava nessuno, non esistevano compleanni o feste comandate“. L’uomo l’ha rivisto al funerale di Mimì, 40 anni dopo: “Mi ha preso a calci e pugni, mi ha fatto cadere nella bara.

Mi ha strappato i capelli a ciocche intere“. Quando è morto “Non mi ha dato nessun dolore. Non lo conoscevo questo signore“, conclude.

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La madre e la casa venduta

Anche con la madre il rapporto era inesistente e le due si sono rincontrate al funerale di Mia Martini. “Mamma quando è arrivata ha detto ‘Dov’è la polizza sulla vita e dove sono i conti correnti’. Le ho risposto ‘Signora, la polizza è su di me, e sui conti correnti non c’è pi una lira’“, racconta.

La madre ha venduto anche la casa in via Flaminia, senza che né Loredana né le sorelle sapessero nulla. “Io sono tornata da New York, dopo un anno che non tornavo a casa. C’era questa villa pazzesca, enorme. Ho visto i cani, i gatti, le 500. Ho visto uno di colore in giardino e gli ho chiesto di aprirmi“, ricorda. L’uomo però le ha fatto sapere che quella era diventata l’ambasciata del Venezuela e che la signora che viveva lì, la madre, aveva venduto tutto.

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