mano di una donna

#Unaognitre: un triste hashtag che ricorre oggi sui social e non per caso. Come già si era ipotizzato ancor prima che si toccassero con mano gli effetti, il lockdown e la quarantena forzata per contrastare l’emergenza Coronavirus sono stati complici, silenziosi acceleratori di drammatici fenomeni come l’aumento delle violenze di genere e dei femminicidi. A spiegare ancora una volta le drammatiche conseguenze dell’emergenza sanitaria sono i numeri raccolti nel VII Rapporto dell’Eures sui femminicidi commessi in Italia nei primi 10 mesi del 2020.

Una donna uccisa ogni 3 giorni: il lockdown complice del femminicidio

#Unaognitre: una donna, ogni 3 giorni, è stata vittima di femminicidio.

Lo si evince dal rapporto dell’Eures, Banca Dati sugli Omicidi Dolosi in Italia che dal 1990 raccoglie informazioni per descrivere l’evoluzione del drammatico fenomeno. L’analisi arriva dopo il dispiegamento di forze nel vagliare i primi 10 mesi del 2020, segnati in maniera indelebile dall’epidemia di Coronavirus. C’è stata una correlazione, una complicità tra il lockdown e il numero dei femminicidi commessi? Purtroppo, la risposta è sì.

91 vittime, l’89% uccise all’interno del contesto familiare

Sono 91 le donne vittime di omicidio nei primi 10 mesi del 2020” si legge nel report, un dato che se comparato a quello commesso nel corso del 2019 è leggermente inferiore alla luce delle 99 vittime che erano state registrate.

Salta però all’occhio un valore: nel 2020 l’incidenza dei femminicidi commessi all’interno del contesto familiare è stata pari all’89%, un dato in crescita rispetto all’85% che era stato registrato nel 2019. Un drammatico aumento che si tocca con mano più specificamente anche all’interno del rapporto di coppia con un’incidenza salita dal 65,8% del 2019 al 69,1% dell’anno corrente.

Le mura domestiche: il luoghi della violenza

Tornando sulla correlazione lockdown – aumento dei femminicidi, ritornano le parole che già erano state spese da numerose associazioni che da anni scendono in campo contro la violenza sulle donne: la battaglia al Coronavirus rischia di precluderne un’altra e non per tutte le donne “stare a casa” era ed è una soluzione. Come dimostrato dall’analisi dell’Eures, la convivenza forzata a causa delle restrizioni anti-contagio si sono tramutate in vere e proprie trappole. “Se, infatti, come ormai ampiamente dimostrato, il femminicidio è un reato commesso nella maggior parte dei casi all’interno delle mura domestiche – dove sono avvenute, tra marzo e giugno del 2020, il 77% delle violenze segnalate al 1522 e segnatamente all’interno della coppia, il lockdown ha fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno, aumentando quello nei rapporti di convivenza e riducendolo negli altri casi“, con numeri che hanno raggiunto il 67,5% nei primi 10 mesi con punte dell’80% proprio tra marzo e giugno.

Gelosia, possesso ma anche litigi ed esasperazione da convivenza forzata

Analizzando le cause, così l’Eures constata l’aumento degli omicidi i cui moventi fanno a capo al disagio e alla conflittualità vissuta all’interno della coppia sebbene al primo posto delle cause dei femminicidi commessi (il 31,6%) continuino ad esserci gelosia patologica e possesso.

Litigi, dissapori ed esasperazione vissuti all’interno delle mura domestiche sfociati in tragedia nel 27,8% dei casi all’appello, un numero al rialzo rispetto al 18,1% registrato nel 2019. Aumentano, passando dal 10,8% al 20,3% gli omicidi nati dall’incapacità del congiuge/convivente di prendersi cura del partner affetto da una malattia.

Aumentano i femminicidi-suicidi del 90,3%

E se i soggetti più a rischio sono state le donne costrette alla convivenza col proprio assassino non da meno lo sono state le madri: 9 i casi registrati nel 2019, 14 quelli nel 2020.

Nel più ampio numero di casi a commettere il matricidio è stato il figlio affetto da disturbi psichici aggravati dalle costrizioni della pandemia. Non trascurabile poi, sempre nel report, l’aumento del 90,3% relativo ai casi di femminicidio-sucidio: 31 gli episodi registrati nel 2019 che, nel 2020, sono diventati 59. “Un fenomeno – spiega l’Eures – certamente correlato alle modificazioni del femminicidio (moventi e profili della vittima) legate alla pandemia e alla spinta all’isolamento che ne ha accompagnato i modelli di contenimento“.

ATTENZIONE – SE SEI VITTIMA DI VIOLENZA: Numero Nazionale Antiviolenza Donna 1522, attivo tutti i giorni, tutto il giorno, accessibile da tutta Italia in modo gratuito, da rete fissa e mobile (disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo).

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