marianna manduca

Allego 12 querele“, è questo ad oggi quanto più fa male oltre la tragedia. Marianna Manduca, uccisa a coltellate dal marito Saverio Nolfo nel 2007, aveva provato a denunciare, aveva gridato disperatamente aiuto ma nessuno l’ha aiutata e nessuno ha impedito che quello che sembrava già scritto e preannunciato accadesse. Un climax di violenze senza fine che l’hanno portata alla morte violenta, un inferno che aveva provato a descrivere anche nei suoi diari senza però che nessuno li leggesse.

Marianna Manduca, dolore e sofferenza incise con l’inchiostro

In quelle pagine bianche diventate piene di dolore e inchiostro Marianna Manduca ha raccontato tutto sin dall’inizio, da quella parvenza di idillio.

Dal matrimonio, dalla decisione di condividere il tetto con l’uomo che amava, lo stesso diventato suo coniuge violento e in ultimo assassino. “Fin da subito mi resi conto di aver sposato una persona completamente diversa da quella che avevo conosciuto. Tra me e lui, infatti, c’era l’eroina – è quanto scriveva la Manduca, una testimonianza raggelante pubblicata da La RepubblicaQuando l’ho scoperto ero già in attesa del nostro primo figlio. Lui promise che avrebbe fatto di tutto per disintossicarsi.

Accettare quella condizione ha messo letteralmente fine alla mia vita di donna e di madre“.

Le 12 querele, gridi di disperazione rimasti inascoltati

Marianna però non aveva mai accettato e la sua disapprovazione iniziò presto a costarle “le punizioni del marito”, delle violenze inaudite: “Cominciò ad odiarmi e a picchiarmi con inaudita violenza. Mi diceva che nessuno mai avrebbe creduto alle mie storie perché lui era più furbo dei giudici“. E alla luce delle 12 denunce presentate che non sono valse a salvarle la vita sono parole che permangono indelebili.

Sono Marianna Manduca, la mia è una storia vera, fatta di violenze, sopraffazioni e quotidiane umiliazioni. Il mio ex non riesce a tollerare che io abbia alzato la testa, lasciandolo e denunciando le violenze – aveva poi scritto la Manduca quando già aveva deciso di abbandonare il tetto coniugale – Per questo ha deciso, per ritorsione e vendetta, di colpirmi nell’unico mio vero punto debole: i figli. Allego 12 querele“.

Il risarcimento ai figli di Marianna Manduca

Proprio all’ex marito infatti, davanti all’allontanamento volontario della Manduca, i giudici avevano deciso di affidare i figli.

Figli la cui tutela l’aveva richiesta attraverso un memoriale indirizzato al Tribunale dei Minori ove disperatamente chiedeva di averli in affido per toglierli all’ex violento e alle indecenti condizioni in cui erano costretti a vivere in una casa fredda e fatiscente. Giustificando il motivo della sua richiesta la Manduca aveva deciso di raccontare tutto l’orrore, il suo matrimonio violento, le minacce, le botte, i ricatti.

Le scuse per il silenzio dello Stato e il risarcimento

Niente di tutto questo è però valso alla sua vita a cui ha posto il fine il marito stesso nel 2007, quando la Manduca aveva solamente 32 anni.

E proprio ieri, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a ricordare la sua storia: “Lo Stato deve avere il coraggio di ammettere i propri errori e assumersi le conseguenze. Farlo significa anche tutelare la dignità di una persona vittima di violenza“. Sono scuse dello Stato per quelle 12 volte che la Manduca ha chiesto aiuto senza mai trovare risposta. “Ha lasciato 3 figli ancora minorenni che hanno passato un calvario giudiziario per vedere riconosciuti i loro diritti.

A Carmelo, Stefano e Salvatore dico che certo non riavranno più la loro mamma, giovane e bella, ma lo Stato sottoscriverà un accordo transattivo che riconoscerà loro non solo di poter conservare una somma che era stata riconosciuta alla loro mamma“.

Il precedente rigetto del risarcimento

Lo Stato italiano infatti risarcirà i figli della Manduca ma solamente dopo la risposta avuta in Cassazione. La Corte d’Appello di Messina aveva infatti rigettato il risarcimento ai figli della donna. Un risarcimento pari a 259mila euro arrivato dopo una sentenza storica risalente al 2017, quando per quel grido d’aiuto inascoltato vennero condannati i pm della Procura di Caltagirone.