gabriele parpiglia

Intervista a cura di:
Marco Zoccali

Da giorni si è imposto al centro della cronaca italiana il caso che ha come protagonista Alberto Genovese, l’imprenditore accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazza 18enne. Il caso ha catturato l’attenzione, tra gli altri, anche del giornalista Gabriele Parpiglia che svolgendo ricerche approfondite sulla vicenda.

Il caso, analizzato quotidianamente nei salotti televisivi, ha sollevato il velo su un micro-mondo, chiamato “terrazza Sentimento“, fatto, da quanto emerso da alcune testimonianze, di eccessi e uso di droghe. Proprio insieme a Gabriele Parpiglia abbiamo cercato di comprendere come tali mondi paralleli riescano a rimanere nascosti e come casi del genere possano essere fermati.

Caso Genovese, Parpiglia: “Nessuno sapeva

Il caso Genovese ha mostrato un mondo nascosto, caratterizzato da eccessi e che ha portato ad accuse di violenza sessuale. È possibile che sapessero in molti dell’esistenza di quel micro-cosmo e che nessuno abbia mai avuto il coraggio di parlarne?

Io onestamente non credo che sapessero in molti, per me è una cazzata, non è vero che è un mondo di cui tutti sapevano, chi lo sapeva?

Io da anni per lavoro vivo e giro a Milano e ho vissuto la vita notturna di Ibiza, Formentera, Mykonos… ma chi sapeva di Genovese? Nessuno sapeva di Genovese: io ad esempio sapevo solo che c’era un tale di nome Genovese che faceva delle feste pazzesche a Ibiza, ma si poteva entrare solo su invito. Questa è l’unica informazione che avevo su di lui. Non è vero che si sapeva. Questo sotto-mondo legato al caso Genovese non lo si conosce e non è detto che ce ne siano altri simili, come non è detto che non ce ne siano.

 

Mi sono scontrato con il silenzio

Secondo te come si fa ad intervenire in tempo in una situazione di rischio simile e fermarne un’eventuale deriva?

Non lo puoi fermare perché se accade pure in centro a Milano, se sono già state fatte denunce ma nessuno se le fila… Genovese aveva già subìto uno sfratto dalla precedente casa per lo stesso motivo, ci sono denunce di anni fa che non hanno portato a nulla. Perché non è mai successo niente?

Se mi chiedi “tu sai di altri festini” ti rispondo no, nonostante sia stato bombardato e sono tutt’ora bombardato di segnalazioni. Sta tutto nella coscienza di chi sa qualcosa. Nel mio lavoro sul caso Genovese mi sono scontrato con la parola silenzio. Silenzio di persone che hanno inizialmente acconsentito a parlare ma che dopo un’ora mi hanno chiamato e si sono tirate indietro. E non parlo di una, stiamo parlando di 16-17 persone che hanno fatto così.

Secondo te è una questione di paura di essere coinvolti in una vicenda tanto grave?

È altro. Ti dico altro e mi fermo qui, perché non ho le prove per sostenere la parola altro.

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