Neonato prematuro in incubatrice

Nell’ultimo anno, la minaccia rappresentata dal coronavirus ha provocato grandi cambiamenti a livello globale. Come è noto, i soggetti definiti “a rischio”, per motivi di salute, vivono l’attuale situazione di pandemia con maggiore preoccupazione, a causa dei danni che potrebbero subire. Anche le donne incinte e i neonati rientrano in questa categoria e necessitano di particolare attenzione. Uno studio del CDC (Centro Controllo Malattie degli USA) ha rilevato la possibilità che il Covid-19 aumenti il rischio di parti prematuri, pericolosi per le madri e i bambini.

Il Covid-19 come causa dei parti prematuri

Nelle donne incinte, il virus Covid-19 può provocare il parto prematuro, per molteplici motivazioni.

È innanzitutto necessario ricordare che, durante il periodo della gravidanza, il sistema immunitario delle gestanti diventa meno aggressivo, per non recare danni al feto. Di conseguenza, le future madri sono maggiormente esposte al rischio di contrarre infezioni, compresa quella da Coronavirus.

Nel corso dei mesi di gestazione, la graduale riduzione dello spazio occupabile dai polmoni, all’interno della cassa toracica delle donne incinte, costituisce un ulteriore problema. Le future madri affette da Coronavirus possono, quindi, manifestare difficoltà respiratorie e necessitare il ricovero.

Infine, nell’ultimo anno, molte donne incinte hanno spesso valutato l’idea di rinunciare al ricorso alle cure ospedaliere, per timore di contrarre il virus all’interno delle strutture sanitarie, magari spsso non evidenziando malesseri o sofferenze, di madre o del feto, che avrebbero invece dovuto essere analizzate.

I risultati della ricerca

Lo scorso 6 novembre 2020, il CDC statunitense ha pubblicato uno studio in merito agli effetti dell’infezione da Covid-19, sulle pazienti incinte. Dai risultati della ricerca, è emersa una differenza fra le percentuali di nati prematuri negli ultimi mesi, rispetto a un anno fa .

Nel 2019, sul totale dei nuovi nati in USA, 10,2% erano prematuri, mentre nel 2020, il 12,9% delle donne affette da Coronavirus ha dato alla luce il proprio figlio prima del termine previsto per la gravidanza.

La ricerca ha, poi, confermato un dato fondamentale: i casi di contagio verticale, fra madre positiva al Covid-19 e bambino prima del parto, sono davvero rari e molti neonati non manifestano positività al virus. A questa rilevante informazione si aggiunge, per altro, il risultato di uno studio coordinato, condotto dalla Città della Salute di Torino e dal Laboratorio universitario di Virologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, in grado di dimostrare che il latte materno non trasmette il virus ai bambini allattati.

Le osservazioni del CDC

Nonostante la dimostrazione dell’effettivo aumento di nati prematuri, i ricercatori del CDC hanno messo in guardia su alcuni aspetti della ricerca. Nel testo si ricorda, infatti, che lo studio è stato condotto su un ridotto numero di persone (un campione di circa 4.000 donne, con i loro bambini), non adeguato a rappresentare la totalità della popolazione statunitense.

Emerge, poi, come le “condizioni di base” delle gestanti coinvolte nella ricerca ne possano avere influenzato i risultati. Molte di loro, infatti, provenivano da contesti socio-economici difficili, con maggiore esposizione al rischio di contrarre il virus.

Infine, lo stato di salute e lo stile di vita delle future madri possono aver influito sia sul rischio di infezione da Coronavirus, sia sulla necessità di ricorrere al parto in tempi prematuri. L’obesità, l’abuso di alcool e droghe sono, fra le altre, potenziali cause di aumento del rischio.

Misure preventive e post-natali

Tenendo a mente tali considerazioni, è comunque importante non sottovalutare i rischi per donne e neonati, che necessitano di cure e attenzioni speciali.

Le gestanti e i loro familiari devono, quindi, adottare tutte le misure di sicurezza rese note negli ultimi mesi: il frequente lavaggio delle mani, l’utilizzo della mascherina, il distanziamento sociale e la disinfezione delle superfici. Le future madri, inoltre, devono mantenere un contatto costante con il proprio medico, sottoponendosi a periodici controlli e vaccinandosi contro l’influenza stagionale.

Dopo il parto, è bene che i contatti con il neonato avvengano sempre nel rispetto delle norme di sicurezza e di distanziamento sociale. In Italia, il Ministero della Salute suggerisce alle madri come allattare i propri figli in questo periodo. Le donne positive al Coronavirus, in forma asintomatica, possono allattare, dopo essersi disinfettate le mani e indossando la mascherina. In presenza di febbre, tosse o difficoltà respiratorie, il contatto diretto con i neonati va evitato. In tal caso, il Ministero consiglia la somministrazione di latte umano donato o la spremitura del latte materno. Ricerche di laboratorio, infatti, dimostrano che il virus non viene trasmesso dal latte materno.