Inquinamento atmosferico

Un recente studio ha rivelato la possibile presenza di un nesso fra l’inquinamento atmosferico e la letalità del COVID-19 in Italia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Pollution, alla quale ha lavorato anche l’Istituto superiore di sanità, si concentra sulla prima fase dell’epidemia da SARS-CoV-2 nel nostro Paese.

Analizzate le regioni più colpite

Lo studio, realizzato dalla Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), in collaborazione con l’Università del Salento e Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha analizzato le concentrazioni degli inquinanti atmosferici (PM10, PM2.5, NO2) e la diffusione del virus.

Per la ricerca, è stato preso in considerazione anche il tasso di decessi causati dal Covid-19 verificatisi su tutto il territorio italiano. Particolare attenzione è stata posta alle regioni che, all’inizio dell’epidemia, sono state colpite maggiormente dal virus: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto.

Come emerge dalla ricerca, gli studiosi hanno analizzato il primo periodo della pandemia, vale a dire i primi 3 mesi dell’emergenza sanitaria.
I dati sono stati aggiornati quotidianamente, in modo da ricavare informazioni utili sulla diffusione dell’epidemia in Italia, sia su scala regionale che nelle diverse aree territoriali.

Tasso di letalità del Covid

Il numero dei decessi causati dal Covid-19 è stato estratto da un rapporto pubblicato dall’Istituto Nazionale Italiano di Statistica (ISTAT) e dall’Istituto Nazionale della Sanità (ISS), dal quale è emersa una visione completa della diffusione della pandemia in Italia e dei dati sulla mortalità registrati dal 20 febbraio al 31 marzo 2020. I dati riportati dall’ISTAT indicano che al 31 marzo 2020 il tasso di letalità nazionale di COVID-19 corrispondeva al 12,64% (14.324 morti, 113.312 casi totali confermati).

Gli studiosi spiegano i risultati

I risultati “fanno ipotizzare una correlazione (da moderata a robusta) tra il numero di giorni che superano i limiti annuali di concentrazione massima imposti per gli inquinanti atmosferici PM10, PM2.5 and NO2 , e i livelli di incidenza, mortalità e letalità per Covid-19 rilevati in tutte le 107 aree territoriali prese in esame, anche se tale correlazione appare meno forte (da debole a moderata) quando l’analisi viene ristretta alle quattro regioni del Nord Italia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, più duramente colpite dalla pandemia” ha spiegato il team di esperti.

Particolare attenzione a Milano, Brescia e Bergamo

Il documento pubblicato sulla rivista Environmental Pollution illustra che i diversi livelli del particolato PM10 sono stati confrontati con la variazione del tasso d’incidenza di Covid-19 nelle 3 aree dell’Italia settentrionale che sono state più colpite dalla pandemia, ossia le città di Milano, Brescia e Bergamo, nel mese di marzo 2020. A Milano, il tasso di incidenza di Covid-19 è risultato meno grave rispetto a quello registrato a Brescia e Bergamo.

Uno studio da ampliare

I ricercatori si sono ripromessi di ampliare tale studio in futuro, poiché consapevoli della possibile presenza di fattori di confondimento e dinamiche di diffusione, tra cui il numero della popolazione, i posti letto disponibili negli ospedali dei suddetti territori, il numero di persone che si sono sottoposte ai test Covid-19, variabili meteorologiche, socio-economiche e comportamentali, come ad esempio il reddito, il fumo o l’obesità, e tanti altri fattori che potrebbero incidere sul tasso di letalità del virus.

Pertanto, tale studio sarà continuamente aggiornato e approfondito e si terrà conto anche delle conseguenze negative che i cambiamenti climatici hanno sulla nostra salute, e il loro ruolo nello sviluppo e diffusione della pandemia.

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