giuseppe conte e matteo renzi

I conti sono stati fatti senza l’oste, verrebbe da dire. Il week end romano si anima con la crisi di governo, iniziata con le dimissioni delle ministre di Italia Viva, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, orchestrate da Matteo Renzi. Le motivazioni per l’affossamento del governo Conte bis non sono chiarissime, ma le ipotesi non mancano, dalle antipatie personali tra il premier e il leader di IV alla gestione dei fondi del Recovery Plan.

Le cose non sembrano essere andate come previsto, però, dato che Palazzo Chigi ha allungato i tempi, aspettando inizio settimana per andare in Parlamento e lasciando un paio di giorni per trovare numeri alternativi alle Camere che sostengano la maggioranza.

Un bluff sulla pelle del Paese, che sta costando caro a Renzi, con defezioni nel suo stesso partito, dove alcuni senatori sarebbero pronti a votare la fiducia a Giuseppe Conte.

Crisi di governo: Italia Viva ci ripensa

La mina innescata da Matteo Renzi potrebbe rivelarsi un boomerang, con il senatore di Rignano sull’Arno costretto a fronteggiare anche una spaccatura interna di Italia Viva. Il primo ad abbandonare la nave è Vito De Filippo, deputato ed ex presidente della Basilicata che ha abbandonato Italia Viva per tornare nel Partito Democratico.

È stata sbagliata la scelta di Italia Viva di aprire la crisi mentre il Paese è attraversato da tante difficoltà e sofferenze. Per questo lunedì voterò la fiducia al governo“, ha dichiarato l’onorevole all’ANSA, “Ho deciso di continuare il mio impegno parlamentare per favorire l’uscita dall’emergenza sanitaria e sociale e la necessaria ripresa economica nel gruppo del Partito Democratico riprendendo il filo di un percorso che viene da lontano e in questo senso ringrazio il segretario Zingaretti ed il capogruppo Delrio“.

Renzi ha perso la scommessa?

Le premesse, d’altronde, non favoriscono la strategia di Matteo Renzi, che contava su un rimpasto rapido, preferibilmente senza Giuseppe Conte. Il premier però ha dato segnale di battaglia, prendendo contatti per un sostegno esterno al governo. Quella che sembrava una sfida impossibile, arrivare alla maggioranza assoluta al Senato, con 161 voti per la fiducia, ora non è più ipotesi così remota. Anche perché l’astensione di Italia Viva sul voto richiederebbe una soglia più bassa di sì.

La stessa ex ministra Bonetti aveva dichiarato che, in caso si volessero sciogliere “alcuni nodi irrisolti all’interno della maggioranza“, Italia Viva ci sarebbe stata.

Aperture che si sono susseguite all’interno del partito di Renzi, scivolato al 2,4% per effetto della crisi, che non è piaciuta agli italiani. Il distanziamento da parte di alcuni senatori ha portato lo stesso leader a tornare parzialmente sulle sue posizioni, dicendosi pronto a discutere “senza veti“.

La ricerca dei voti al Senato

Giuseppe Conte ha infatti tradito le aspettative del senatore toscano, il quale contava sulle dimissioni rapide, prevedendo il crollo per le fratture interne di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, principali azionisti della maggioranza non troppo convinti.

I partiti hanno però fatto quadrato intorno al presidente del Consiglio, chi più chi meno, preferendo andare alla conta in Aula. E il week end ha dato modo di iniziare la caccia ai “responsabili”, indigesti in tempi normali ma un’opzione preferibile al voto in pandemia e senza una legge elettorale, con la legge sul taglio dei parlamentari che sbarrerebbe le porte alla metà degli eletti attuali.

Mastella il grande tessitore si scontra con Calenda

In queste ore è riemersa una figura di altri tempi, quella di Clemente Mastella, che si starebbe spendendo in prima persona per trovare i numeri per votare la fiducia.

I contatti sotto traccia sono però stati resi noti da Carlo Calenda, leader di Azione: “Comunque anche io ho avuto l’onore di una telefonata del simpatico Clemente. Una roba tipo tu appoggi Conte e il PD appoggia te a Roma. Scarsa capacità di valutare il carattere degli uomini. O quanto meno il mio”, ha twittato l’ex ministro, “Ho riflettuto un giorno sul rendere pubblica una telefonata privata. E tuttavia considero questa offerta un insulto personale e un dato politico rilevante per capire il quadro di degrado in cui versiamo. Ps non ho motivo di pensare che il PD fosse a conoscenza di quanto detto“.

A stretto giro è arrivata la replica di Mastella: “Sei una persona di uno squallore umano incredibile. Ti ho telefonato per chiederti cosa facevi e mi hai detto che eri contro Renzi. Allora sei per il Pd? ‘No’, mi hai risposto, ‘il Pd mi dovrà scegliere per forza come candidato sindaco‘”. Il sindaco di Benevento ha rincarato la dose: “Ho visto, ho dato consigli, ora non do più consigli. Tentavo di consigliare per costruire qualcosa di serio per il Paese“, riporta TgCom 24, “Mai come in questo momento, in mancanza di vaccini, con la variante inglese che aumenta, moralmente non era serio aprire crisi di governo. Però, sto scoprendo negli ultimi momenti che io magari tentavo di mettere qualche mattone, altri a togliere i mattoni, quindi se la vedessero loro. Io non sono interessato a nulla“.

Crisi di governo, Conte: “Italia Viva si è assunta gravi responsabilità”

Pronti nuovi gruppi parlamentari

Mastella non è l’unico che lavora a favore della tenuta del governo. Il gruppo MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), che già vota con la maggioranza, si sta mobilitando per evolvere in Maie-Italia 23, aprendo le porte a senatori che sostengono il premier. Il nuovo gruppo nascerà proprio con punto di riferimento in Giuseppe Conte, come spiegato dal sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo.

E si mobilita anche il Psi, quel che rimane del Partito socialista italiano che consentì la nascita del gruppo di Italia Viva dopo la scissione, prestando il simbolo. Riccardo Nencini è lo stesso che potrebbe riprendersi quel simbolo e tagliare le gambe a Italia Viva in Parlamento. Ora, Nencini si dice disponibile a votare la fiducia a Conte, un’altra defezione, questa particolarmente insidiosa, per Renzi. L’efficacia o meno delle manovre di Palazzo, però, saranno visibili solo la settimana prossima con il vincitore della contesa, mentre i cittadini osservano sempre più smarriti la ripartizione convulsa del potere.

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