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Sanremo, rivolta degli artisti. Amadeus: “O compatti o ci vediamo nel 2022”

I lavoratori dello spettacolo insorgono contro l'apertura al pubblico del Festival di Sanremo, ma Amadeus replica alle critiche e chiede compattezza per portare a casa la kermesse nell'anno della pandemia
amadeus conduce il festival di sanremo

Un Festival di Sanremo complicato a causa del coronavirus, assediato dalle polemiche a cui si cerca di dare una risposta. Non basta, però, e il mondo dello spettacolo insorge contro la kermesse, dopo un anno di restrizioni che hanno messo in ginocchio la categoria. Il conduttore Amadeus cede ad alcuni compromessi sul pubblico, ma replica che non farà un Festivalblindato“, chiedendo compattezza per portare a casa l’appuntamento della musica italiana.

Mondo dello spettacolo contro Sanremo

Continuano ad aumentare gli artisti che si esprimono contro la kermesse sanremese, dopo i sacrifici compiuti a causa della pandemia di coronavirus.

Con teatri e cinema chiusi, concerti annullati e un intero settore lasciato senza spiragli di luce, il Festival di Sanremo avanti a tutti i costi sembra uno schiaffo ai sacrifici fatti. A lanciare la palla è stata Emma Dante, drammaturga e attrice italiana, che su Facebook ha scritto: “se si decide di fare sanremo con il pubblico, si riaprono i teatri e i cinema. è pacifico!“.

Subito diversi artisti hanno sollevato le stesse perplessità, da Al Bano e Renzo Arbore, anche loro dubbiosi sull’opportunità di fare un Festival in questo clima.

Avendo a che fare con questa pandemia diventa un Festival a metà e visto male e allora mi chiedo: non sarebbe meglio aspettare tempi migliori?“, commenta il cantante di Cellino San Marco all’Adnkronos. Le major discografiche hanno infatti imposto seri paletti alla Rai sui protocolli sanitari. Sulla questione, Al Bano dichiara: “La vedo come una fatica sprecata, bisognerebbe aspettare maggio o giugno, un periodo in cui si prevede un allentamento della morsa della pandemia e diventerebbe un Festival della rinascita.

Alla Rai dico: ‘Aspettate, a primavera, calerà la pandemia, ne sono sicuro anche perché ci sarà gente più vaccinata’“.

Ben altri i toni di altri artisti, come Moni Ovadia, che contesta l’idea stessa di fare Sanremo: “Per Sanremo il discorso della sanità non conta niente? Se Sanremo è più importante della cultura allora vuol dire che questo paese è perso per sempre“, ha dichiarato il regista e cantante.

La questione del pubblico

Cruciale la presenza o meno del pubblico, vero nodo della questione. “Non si può fare un festival di Sanremo senza il pubblico e il suo calore“, ribadisce Iva Zanicchi, “Certo è un anno molto particolare ma fare un Festival di Sanremo senza pubblico trovo che sia molto triste.

Se non si riesce a trovare il modo di avere il pubblico allora Sanremo fatelo in agosto!“.

I lavoratori di teatri, cinema e musica rimasti a casa sembrano però decisi a far sentire il loro dissenso in caso l’Ariston aprisse le sue porte. Manuela  Kustermann, direttrice del Teatro Vascello di Roma, l’ha detto chiaramente: “Se il Festival di Sanremo apre al pubblico scendiamo in piazza“.

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Amadeus tira dritto su Sanremo

Mentre si è fissata una riunione della Commissione Vigilanza Rai sui protocolli, che vedrà l’audizione del direttore di Rai 1 Stefano Coletta, Amadeus replica alle critiche.

Da parte mia c’è grande sostegno a tutto il mondo dello spettacolo dove c’è gente disoccupata che non lavora da quasi un anno“, dichiara a Il Corriere della Sera, “Penso che con le dovute accortezze, i distanziamenti e i numeri ridotti, teatri e cinema dovrebbero riaprire. Nel caso di Sanremo però parliamo di uno studio televisivo, come succede per tanti altri programmi“.

Una soluzione individuata è quella del pubblico di figuranti, che con le misure di protezione permetterebbe la partecipazione di almeno 380 persone.

Dobbiamo offrire al pubblico a casa e agli artisti che sono sul palco la possibilità di avere uno spettacolo vero. Chi dice che il pubblico non serve fa un altro mestiere. Io non mi metto a sindacare di protocolli sanitari e mi affido al giudizio di tecnici ed esperti. Su come si fa uno spettacolo invece penso di avere l’esperienza per sapere come si realizza uno show così importante“, commenta.

L’ultimatum alla Rai

Su come portare avanti la kermesse, Amadeus ha le idee chiare: “Se lo posticipi a maggio non è Sanremo, ma il Festivalbar. E poi chi ci dice che a maggio avremo lasciato le mascherine e potremo abbracciarci tranquillamente?“.

Nessun ripensamento, dunque, anzi una richiesta di chiarezza alla Rai: “La Rai è compatta, ma il fronte deve essere unito anche nei confronti di tutte le polemiche, se no sembra il classico armiamoci e parti“, dichiara il conduttore, “Chiarisco una cosa: non vorrei che sembrasse che mi sono intestardito a fare Sanremo a tutti i costi. Lo deve volere la Rai, la discografia e la città di Sanremo. Lo dobbiamo volere tutti: o siamo compatti e lavoriamo per farlo al meglio oppure ci rivediamo nel 2022“.

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