Il Linguafondaio: Manolo Trinci

Quando il sé, pronome personale, è da solo, si accenta (l’accento è acuto); mentre quando viene seguito dall’aggettivo dimostrativo “stesso”, perde (magicamente) l’accento.

Questo è quello che chi ha la mia età, e non solo, ha imparato meccanicamente tra i banchi di scuola. Se poi qualcuno cercava di saperne di più, il docente di turno aggiungeva che il fenomeno della scomparsa dell’accento accadeva perché con “stesso” il “se” non poteva più essere confuso con il “se” congiunzione.

Rivelazioni che cambiano la vita

In realtà: Se metto l’accento su sé stesso, non commetto un errore. Sì, è proprio così, l’esempio dice il vero, ormai l’uso comincia a pendere a favore della forma sempre accentata, sia se il “sé” è in compagnia di “stesso”, sia, ovviamente, se è da solo.

Questo cambio di rotta lo dobbiamo a molti grammatici moderni che hanno messo in discussione la regola e si sono posti il problema, consigliando di usare la grafia accentata perché la forma di scolastica memoria non avrebbe più senso mantenerla per almeno tre motivi, che andremo subito a vedere.

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I motivi del cambiamento

Primo motivo. La famosa e traballante regola non esiste nelle grammatiche che contano, quelle scientifiche, ma viene riportata (o veniva riportata) solo dalle grammatiche scolastiche, quindi è una regola nata e applicata, senza una valida e profonda ragione, dai professori a scuola.

Secondo motivo. Perché il “sé”, graficamente accentato, in compagnia di “stesso” dovrebbe perdere (magicamente) l’accento? Per non creare ambiguità? Per non confondersi con il “se” congiunzione? Allora, secondo lo stesso ragionamento, dovremmo accentare “do” (verbo dare) per diversificarlo dalla nota musicale “do”. E questo ovviamente non va fatto perché è un errore, anche se in passato la grafia *dò era ammessa.

Oppure dovremmo riportare l’accento, per la medesima ragione, anche su il “sol”, presente nella frase Il sol dell’avvenire, per diversificare anch’esso dall’altro “sol”, la nota musicale. E ancora, dovremmo invece non accentare il là (avverbio di luogo), quando si trova in frasi chiare e nette come *Le chiavi sono la sopra, poiché si capisce che quel “la” è un avverbio di luogo, grazie anche alla vicinanza con la parolasopra, e non un articolo determinativo femminile singolare. Come vedete, questo ragionamento fa acqua da tutte le parti.

Il terzo e ultimo motivo, il più importante: è preferibile usare la forma accentata, perché altrimenti la forma al plurale, non accentata, “se stessi”, potrebbe questa sì confondersi, almeno a una prima e superficiale lettura, con i congiuntivi plurali di stare: Non mi hai mai chiesto se stessi bene.

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La strada migliore

Avere un’unica regola è sempre la migliore strada, soprattutto quando il cambiamento di grafia è inutile e non porta altro che confusione.
E tutto questo ragionamento vale naturalmente sia per un soggetto femminile, sé stessa, sia quando bisogna indicare una pluralità di soggetti, sé stessi; e vale anche quando ci sia “medesimo” al posto di “stesso”: sé medesimo, sé medesima, sé medesime, sé medesimi.

Va aggiunto, infine, per dovere di cronaca, da corretti e giusti osservatori della nostra amata lingua, che la forma scolastica, declinazioni comprese, è ancora accettata. Quindi, potete usare tranquillamente entrambe le forme, accentate e no, tenendo sempre a mente l’evoluzione del nostro amatissimo idioma e tutto il ragionamento espresso in questo articolo.

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