Il presidente incaricato Mario Draghi

Al via un giorno decisivo per la crisi di Governo italiana, l’ennesimo. Dopo la nomina a premier incaricato, Mario Draghi inizia oggi le consultazioni politiche per trovare una maggioranza che sostenga il suo Governo. Numerosi però gli ostacoli lungo la via: da registrare ci sono già numerose chiusure nette, così come possibili endorsement positivi per il futuro del suo incarico.

Mario Draghi è alla Camera

Il premier incaricato Mario Draghi è arrivato alla Camera: l’ingresso è stato registrato alle 11.12, e da adesso inizia una partita difficilissima per l’ex presidente della Bce. Non è così scontato, neanche dopo l’appello del Presidente Mattarella alle forze politiche, che il Parlamento sostenga Mario Draghi nella sua impresa.

A colloquio, il Capo gli Stato gli avrebbe consigliato proprio questo: di non prescindere dalla politica, neppure per formare un governo istituzionale che traghetti l’Italia fuori dalla crisi sanitaria, economica e sociale.

Colloquio Draghi-Mattarella: cosa gli ha consigliato il Presidente

Per Draghi sono infatti fondamentali i numeri che riuscirà ad ottenere a seguito di questi colloqui, più che mai decisivi. Il pallottoliere al momento è più che mai in movimento, e la situazione resta incerta, nonostante sia già partito il totoministri.

Dalla parte di Mario Draghi

L’unico punto saldo, al momento, sembra l’appoggio del Partito Democratico e soprattutto di Italia Viva: questo sarebbe infatti stato il piano, fin dall’inizio, di Matteo Renzi; il leader di IV avrebbe fatto naufragare di proposito le trattative per un Conte Ter, puntando ad un esecutivo tecnico in cui poter comunque ottenere incarichi e poltrone. L’ex presidente della Bce potrà però contare anche sul sostegno di Più Europa.

A riferirlo è direttamente Emma Bonino, su Linkiesta: “Più Europa sarà impegnata in questa sfida per un’Italia europea al fianco di Mario Draghi.

E sono convinta che nel sostegno a questo Governo possa anche definirsi un comune progetto politico-elettorale tra forze liberal-democratiche, europeiste, riformatrici ed ecologiste“.

I dubbi del centrodestra

La questione della fiducia a Draghi si fa più nebulosa spostandosi da sinistra verso destra. Il cosiddetto “centrodestra unito” infatti sta lottando per restare tale, visto le posizioni discordanti soprattuto tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, con la Lega per ora nel mezzo. Dal partito di Berlusconi infatti filtrano ottimismo e possibilità verso Mario Draghi.

A Radio Anch’io, questa mattina, il portavoce FI Giorgio Mulè ha certificato così: “Da parte di Forza Italia c’è disponibilità totale ad ascoltare una personalità autorevole e competente come l’ex presidente della Bce che il presidente Berlusconi chiamò e volle a ruoli di grande responsabilità“.

Così anche diretto interessato, Silvio Berlusconi: “La scelta di Mattarella di conferire a Draghi l’incarico di formare il nuovo governo va nella direzione che indichiamo da settimane, una personalità di alto profilo istituzionale attorno a cui realizzare l’unità sostanziale delle migliori energie del Paese“.

Lo avrebbe detto, riportano le fonti, al termine di una riunione con i capigruppo. Quasi certo, a questo punto, il sì di Forza Italia a Draghi.

Porte chiuse dal M5S e Fratelli d’Italia

Infine, quelli schierati al momento dalla parte del no secco. Tra questi Giorgia Meloni, che rifiuta le osservazioni di Mattarella sul perchè non si possa andare al voto, e invoca quindi le urne come unica via fuori dalla crisi. Una posizione assunta, per motivi diversi, anche dal M5S: Vito Crimi – voci dicono a seguito di un colloquio con Grillo – ha chiuso le porte a Mario Draghi, annunciando che il Movimento non lo sosterrà.

Se è una scelta fatta con la speranza che, fallito il tentativo Draghi, si possa ritornare sui passi di un Conte Ter, è senza dubbio una strategia azzardata. Tanto che sta creando molti malumori: per un Toninelli critico e allineato a Crimi, si registrano già le prime uscite dal gruppo, come il deputato Emilio Carelli, passato al Misto. “Si tratta anche di avere il coraggio di uscire dal Movimento – le sue parole ai cronisti – Spero per il Paese che il governo Draghi sia fatto anche di politici di livello“. A spegnere il fuoco, arriva Luigi Di Maio, che da Facebook dice: “Il Movimento 5 stelle ha, a mio avviso, il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno“. Questo perchè: “Siamo la prima forza politica in Parlamento e il rispetto istituzionale viene prima di tutto“.

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