Mario Draghi chi è

L’incarico di formare un nuovo governo a Mario Draghi, ormai prossimo Presidente del Consiglio, è stato accolto con una posizione dicotomica spesso estrema: amore o odio. E come tipico di quest’era e di questa social società si prende tutto con spirito fumettistico: o super eroe o male assoluto. Ma questo, ormai, non mi stupisce. Quello che invece è degno di tutta la mia meraviglia sono le ampie e approfondite conoscenze di tutti, giornalisti e politici compresi, sull’ex Presidente della Bce, celate e ben custodite fino a qualche giorno prima.

Amore o odio: un Presidente che divide

E così si susseguono iniziative social di supporto al futuro Presidente e giuramenti di fedeltà al Salvatore della patria, allo stesso modo in cui si avvicendano oltraggi e sospetti su un personaggio schivo e con qualche scheletro nell’armadio.

D’altronde anche Superman nascondeva un segreto.

La mia posizione è chiara e palese già da tempo, dai primi accenni di una scelta tra Mes sanitario e Recovery Fund e prima quindi dell’annuncio di Mattarella. Proprio per provare a smentire il mio pensiero, ho voluto raccogliere le maggiori critiche mosse verso Mario Draghi e farle commentare da chi di economia e di Europa se ne intende: Riccardo Puglisi, Professore di  Economia all’Università di Pavia.

1 – Draghi l’uomo delle banche

“La maggior parte della sua carriera l’ha fatta nelle banche centrali, cioè quelle che gestiscono la politica monetaria. L’altra parte da dirigente di alto livello dentro l’amministrazione pubblica è iniziata al Ministero del Tesoro, quindi in un contesto di politica fiscale.

La valutazione negativa sulla connessione di Draghi con le banche è basata, a mio parere, sulla percezione molto sbagliata sul ruolo della finanza e delle banche.

In un’economia ci sono dei soggetti, che sono tipicamente le famiglie, che risparmiano, ci sono le banche che fungono da intermediario finanziario, e ci sono le imprese, a cui le banche prestano soldi per fare investimenti, tutto questo è necessario per il funzionamento di un’economia di mercato.

Quindi, la valutazione negativa sulle banche è un pregiudizio”.

2 – Draghi è l’uomo imposto dall’Europa

Draghi è l’uomo dell’Europa. E avanzo anche un’altra obiezione: perché si tende a pensare in termini dicotomici Italia vs Europa, come se fossero una contro l’altra?

C’è una posizione sovranista e per certi aspetti è ragionevole: è giusto che ci sia un orgoglio nazionale e una posizione forte dal punto di vista contrattuale nel portare avanti le agende italiane.

Anche perché attività di politica nazionale la fanno molti Paesi, senza farsi venire tanti complessi di colpa.

Attenzione al sudditismo, bisogna non essere sudditi in due modi: uno è il modo da europeista provinciale, per cui tutto ciò che viene da fuori è ottimo, per cui tutte le scelte fatte a Bruxelles e Francoforte sono ottime.

Dall’altra bisogna stare attenti a non essere deboli alla Don Abbondio, un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi in ferro, cioè la tua posizione negoziale è più debole perché hai tanto debito pubblico e perché la tua crescita è bassa, che dipende dal fatto che la tua produttività è bassa.

E sotto questo profilo Draghi è uno che ha messo al centro del suo pensiero di politica economica il concetto della crescita e della produttività e dell’attenzione al debito.

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E qui viene fuori la distinzione tra debito buono e un debito cattivo. Questo sarà rilevante per i Recovery Fund. Un conto è farsi prestare i soldi per l’emergenza Covid e anche per fare investimenti produttivi che migliorino il funzionamento dell’economia, per uno sviluppo sostenibile e per la crescita economica.

Un altro è farsi prestare soldi per i consumi o per fare politiche per finanziare qualsiasi cosa.

Da questo punto di vista Draghi è sovranista non è suddito dell’Europa”. 

3 – L’Italia come la Grecia

Uno dei ricordi più vividi che hanno gli oppositori di Draghi è l’associazione dell’ex Presidente della Bce alla Grecia e alle operazioni imposte dalla Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale). Con la paura che il nostro Paese finisca nello stesso modo. Ma quanto noi siamo vicini alla situazione greca? Ricordiamo che la Grecia era in bancarotta. Oggi si può paventare anche per noi questo incubo, anche alla luce dei fondi che arriveranno dall’Europa per lo sviluppo e la crescita? Perché si paragona l’Italia alla Grecia in questo momento?

Si paragona l’Italia alla Grecia perché qualcuno vuole trovare un paragone catastrofista. Dimenticando che, pur con tutta la solidarietà per la Grecia, si tratta di Paesi molto diversi”.

Il Prof. Puglisi mi spiega che gran parte del potere negoziale dell’Italia è dovuto alle sue dimensioni e alla sua rilevanza storica all’interno dell’Unione Europea.

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Il debito pubblico italiano, proprio perché l’Italia è molto più grossa anche come PIL, è uno dei maggiori in Europa e nel mondo. Quindi dobbiamo stare attenti a cosa succede al debito pubblico italiano, però dobbiamo anche valutare il tessuto sociale: le famiglie finanziano le imprese e lo Stato comprando titoli. E qui la situazione dei due Paesi è molto diversa. Gli italiani sono un popolo di risparmiatori. Le famiglie italiane possono potenzialmente comprare tanto deficit. In Grecia non era così.

Inoltre, l’Italia oggi non è allo stesso livello di conti pubblici e debito finanziario della Grecia: “La finanza pubblica greca, a parte i trucchi contabili, era messa molto peggio. Ad esempio, non era stata fatta, se non in maniera marginale, una riforma sulle pensioni, ed era uno dei punti delle prescrizioni della Troika, che non sono state seguite. Sono state seguite altrove, ma non in Grecia“.

4 – Draghi solo un tecnico e non un politico

La sensazione messa in luce in un quadro più generale, soprattutto dai contestatori di Draghi, che lo ritengono un tecnico inviato dall’Europa, è di una fortissima crisi economica e di una grande preoccupazione per le imprese. Qual è la situazione economica oggi?

Il dato complessivo preliminare Istat non divide ancora le componenti della domanda nei diversi settori o gli investimenti e i consumi, però viene fatto un accenno al buon andamento della manifattura e dei servizi.

Il punto di svolta al centro del Governo Draghi sarà il piano delle vaccinazioni. Questo è quello che cambia il gioco, perché con tre vaccini approvati, Pfizer, Moderna, Astrazeneca,  se tu arrivi all’immunità di gregge esci dalla pandemia. Io non mi stupirei di un andamento esuberante dell’economia nella seconda metà del 2021.

5 – Mario Draghi sarà il nuovo Mario Monti

Draghi, Monti e le tasse di quel governo. È possibile questo paragone?

L’errore che spesso si fa, e che ha fatto Monti ma anche Conte, è quello della tracotanza. Il vantaggio di Draghi è che ha assunto incarichi anche più importanti. 

Il grande errore di Monti è stata la tassazione. E il più grande è stato l’IMU permanente in un Paese come l’Italia, dove il patrimonio immobiliare ha un peso importante. Doveva durare 3 o 4 anni e invece il passaggio tra l’ICI e IMU ha gravato il doppio sulle famiglie ed è stato permanente.

Non credo che l’aumento della tassazione sia una soluzione giusta in un Paese che ha già un’elevata pressione fiscale come l’Italia. 

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Ci sarà da gestire anche la transazione di Quota 100, con probabili attriti con la Lega e con il M5S. 

Penso che il governo di Draghi sia un governo che enfatizzi la crescita e la produttività ed enfatizzi le vaccinazioni. Mediando. C’è un vantaggio di Draghi rispetto a Monti, il primo, da buon romano acquisito, è sicuramente più diplomatico e capace di gestire equilibri tra partiti politici diversi. 

La suggestione Cottarelli

In ultima battuta ti suggerisco una suggestione a me molto cara: Cottarelli ministro. I detrattori di questa ipotesi lo considerano l’uomo della spending review:

Io ho fatto parte di una delle commissioni dei gruppi di lavoro costituiti da Cottarelli nel 2013-2014 sui costi della politica. 

Mi sembrerebbe un ottimo acquisto per la squadra di governo. Tenuto conto delle competenze nate al Fondo monetario internazionale, nel quale consigliava come gestire le finanze pubbliche ai Paesi che ottenevano un aiuto in emergenza da parte del Fondo, e dell’esperienza con la spending review italiana, mi sembra un’ottima idea, ma su questo non mi sento di fare previsioni, anche solo per scaramanzia”. 

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