I due punti

Draghi’s List: cosa c’è dietro la scelta dei ministri di Mario Draghi. Un AccontentaTutti o strategia?

Cosa c'è dietro la scelta dei ministri da parte del nuovo Presidente del Consiglio Mario Draghi
Mario Draghi ministri

Finalmente è arrivato. Siamo rimasti in attesa, come un innamorato aspetta la sera del primo appuntamento, colma di aspettative, forse troppo alte, e con la paura di essere alla fine un po’ delusi.

Oggi è il giorno dopo. Il giorno di quando passa l’emozione e la razionalità guida i pensieri. È il giorno per mettere ordine tra le prime reazioni alla lettura della lista dei ministri. È il giorno per fare riflessioni non dettate dalla sorpresa di chi finalmente riesce a tornare ad un modello di politica fatta di conferenze stampa, di procedure e di incontri ufficiali, che oggi appaiono rassicuranti e un po’ retrò.

Il modulo di Mario Draghi

In tanti non aspettavano un’impronta così politica. Mario Draghi ha confermato, per chi ancora nutrisse qualche dubbio, che lui è sì un tecnico ma è in egual misura un politico. Schiera una formazione di partenza in un 4-3-3 (più un 3-1-1), modulo coraggioso per le cronache calcistiche e rassicurante per quelle politiche.

Accontenta tutti: 4 al M5S, 3 a Lega e Forza Italia. Un ministero va a Renzi e un altro a Leu, tre al PD.

E 8 a tecnici fedelissimi.

Rassicurante e strategico perché così si è garantito un solido appoggio in Parlamento, segnale anche che questo governo nasce non per traghettare l’Italia in un breve periodo di crisi, ma per restare a lungo.

Chi con questa formazione farà opposizione? Tutti contenti e tutti, o quasi, appagati e con le bocche chiuse.

Ritorno al futuro: mi è sembrato di vedere un leader

L’avvento di Draghi ha permesso di rendere lampante l’importanza di un leader. Dall’accettazione con riserva del mandato si sono susseguiti incontri ufficiali, notizie ufficiali e conferenze stampa.

Non ci sono state dirette facebook ad orari impensabili, non ci sono state fughe di notizie e soprattutto non ci sono state urla e sbraiti da parte dei nostri parlamentari. Questo è un leader. Una persona talmente autorevole che fa cambiare le cose semplicemente per esserci.

Le conferme: Speranza e Di Maio

Arriviamo dunque a due conferme importanti.

Speranza alla Salute è sicuramente una scelta cauta che segna una continuità importante con il passato. In questo momento così delicato dal punto di vista sanitario la conferma di chi già ricopriva questo ruolo è, a mio avviso, una scelta condivisibile e forse anche auspicabile.

Considerando anche che il contorno di questo ministero è sicuramente affollato, dal comitato tecnico scientifico ad Arcuri, e Speranza non sarà mai lasciato solo.

Di Maio. Questa è la scelta più politica di tutte. Siamo sicuri che Grillo abbia chiesto solo il super ministero per la transizione ecologica e non la riconferma proprio del suo pupillo per scongiurare l’inevitabile fine del M5S nel caso di sconfitta di Di Maio?

Il M5S è sicuramente in un momento epocale e deve trasformare queste lotte interne e questa spaccatura in un rilancio. Gli iscritti si sentono traditi e non a torto.

Il figliol prodigo, Dibba, se n’è andato ottenendo l’appoggio di molti. Crimi è praticamente un preposto, un presentatore agli eventi del Movimento. Cosa resta? Di Maio appunto. Che sarà comunque sempre in ombra all’Estero rispetto al Presidente del Consiglio.

Non riconfermare lui sarebbe stato dissolvere il M5S. E quindi anche loro saranno fedeli a chi ha evitato, con questa nomina, l’Armageddon pentastellato.

Arrivano gli esperti!

E qui arriva la vera impronta di Mario Draghi. I ministeri fra i più importanti per rilanciare un’Italia che non cresce da vent’anni li ha dati in mano a tecnici, esperti e fedelissimi.

Economia, innovazione tecnologica, giustizia, istruzione ed ecologia al centro quindi del programma Draghi.

E si rivedono vecchie conoscenze del Conte & Co. Colao e Bianchi in primis, rispettivamente innovazione tecnologica e istruzione, che avevano avuto modo di collaborare con il precedente Esecutivo e le cui proposte non erano mai state ascoltate veramente.

La rivincita degli esperti.

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