Paolo Borzacchiello La Parola Magica

Inutile negarlo, il capolavoro di George Orwell, 1984, ha smesso di essere un romanzo distopico di fantascienza ed è diventato un romanzo di attualità, fedele e triste cronaca di quello che ci capita intorno senza che nemmeno ce ne accorgiamo. 

Ma partiamo dai fatti: il duo comico Pio e Amedeo, durante la trasmissione televisiva Felicissima Sera, ha fatto un pezzo relativo all’importanza di parole e intenzioni. Tema di grande attualità e ad altissimo tasso di esplosività. Nel loro quarto d’ora semi serio, hanno parlato di (cito) negri, froci, terroni e altre parole che certamente meritano tutta la nostra attenzione.

Hanno altresì affermato che in alcuni contesti conta l’intenzione con cui diciamo le cose al di là della parola utilizzata. Io, dopo aver visto il loro pezzo, ho pubblicato una storia sul mio canale Instagram in cui ho scritto: “Un quarto d’ora di contenuti su cui vi invito a riflettere. Bravissimi”. 

Polizia del Pensiero a casa Borzacchiello

Si è fatta viva, immediatamente, la Polizia del Pensiero per accusarmi di reopensiero (i corsivi sono perché, per chi non conoscesse questi termini, si tratta di lessico di Orwell). Polizia del Pensiero a casa Borzacchiello: oddio! Vuoi vedere che Paolo, l’esperto delle parole, è in realtà un criminale che si macchia del più orrendo dei crimini, il reopensiero (che consiste nel pensare al di fuori delle regole imposte dal Partito e da Big Brother)?

 

Quindi, sono colpevole di reopensiero? Se il reopensiero consiste nell’avere il coraggio di dire che a volte il politicamente corretto si traduce in esagerazioni che sfociano nel ridicolo (vedi caso Murgia), allora, Vostro Onore, sono colpevole. Mi piace pensare con la mia testa dire quello che penso ma, più di ogni altra cosa, mi piace – nel dubbio – rivolgermi alla scienza.

In questo caso, la scienza del linguaggio.  

Pio e Amedeo: negri e neri

Il primo tema sollevato da Pio e Amedeo riguarda parole e intenzioni. Dicono: “conta più il significato che ci metti dentro”. Su questo, direi che il duo comico ha ragione e torto al tempo stesso, nel senso che le parole producono in effetti reazioni che vanno oltre l’intenzione del parlante. Ovvero: se io, con l’intenzione di essere gentile, ti telefono e ti chiedo se ti “disturbo”, ebbene la parola “disturbo” produce un preciso effetto sul cervello della persona che la ascolta, poiché si tratta di un frame (ovvero di un insieme di idee contenute nella parola stessa) che attiva una reazione di difesa e protezione: a nessun cervello piace essere “disturbato”.

Se l’ex Presidente del Consiglio Conte dice “non cadremo nel baratro”, il cervello sente “baratro” e si spaventa, perché qualsiasi cervello, in qualsiasi parte del mondo, a prescindere dal contesto sociale e politico e culturale, ha paura di cadere nel vuoto.

In questo senso, quindi, l’affermazione di Pio e Amedeo è sostanzialmente scorretta. Hanno anche ragione, però. Il discorso prosegue con “se io dico che i neri devono affondare in mare è peggio che dire, a un amico, scherzando, ehy negro andiamo a berci una birra”.

Qui stanno parlando non del significato intrinseco della parola, ma del suo significato pragmatico, ovvero del suo significato all’interno del contesto: qui subentra una valutazione complessiva, da parte del cervello (Area di Broca e Area di Wernicke fra le aree coinvolte), che permette di capire che cosa significa quella parola per chi ascolta e per chi parla.

La parola “nero” non è intrinsecamente problematica: i bambini, per natura, hanno paura dei rumori forti (“disturbo”), di cadere nel vuoto (“baratro) ma non dei “negri”.

La parola “negro”, cioè, non attiva reazioni mentali di rifiuto automatiche. Le attiva solo se noi, nel nostro database cognitivo, abbiamo collegato “negro” a “brutta persona”. Quando il duo dice che “non è la parola negro il problema”, ha scientificamente ragione. Il problema è la cultura che crea un problema su questa parola. E’, cito, “la cattiveria che c’è dietro”. 

Contrastare qualcosa ne acuisce il potere

Il tema mi è assai caro: tempo fa, per aver osato dire che il modo migliore di combattere razzismo e pregiudizio è cambiare atteggiamento mentale e smettere di contrastare certi fenomeni linguistici perché contrastandoli se ne acuisce il potere (è la teoria dei frame, che riporta ai collegamenti neurologici fra pensiero e comportamento, citata da Lakoff e altri), mi hanno cancellato il profilo Instagram. Cancellato, di punto in bianco, senza nemmeno un messaggio di avviso. Chi mi segue, ricorderà la mobilitazione generale a suon di #borzacchielloback.  

I Gay friendly

Un momento davvero bello del discorso del duo comico è poi questo: “siamo gay friendly, siamo gay friendly, basta, è la normalità, ognuno nella camera da letto fa quello che vuole, questo è l’importante. Così vanno educati gli stolti, no a dire quello che devono dire o quello che non devono dire”, Cari lettori, che vi piaccia o meno, questa è la teoria dei frame e la base della linguistica cognitiva: evocare un frame lo rinforza, negare un frame lo rinforza. Dire di essere “contro i gay” evoca un frame specifico, ovvero “i gay sono un problema”. Dire di essere “a favore dei gay”, evoca lo stesso frame, ovvero che i gay siano una categoria a parte, una categoria problematica verso la quale prendere posizione.

La questione diritti gay non si potrà mai risolvere del tutto finché ci saranno le persone che “io ho molti amici gay”. Così come nessuno sente il bisogno di dire “io ho molti amici etero”, non ci dovrebbe essere il bisogno di dire “io ho amici gay”. In questo senso, dunque, il duo ha perfettamente ragione: per promuovere cambiamenti profondi, a livello culturale, la soluzione non è demonizzare alcune parole e tacciare di reopensiero chiunque osi pronunciarle, altrimenti si finisce come Michela Murgia che dice che l’affermazione “tocco femminile” è machista, patriarcale e sessista, senza sapere che il cervello umano femminile è dotato di un corpo calloso diverso da quello maschile e che permette un più consistente passaggio di informazioni fra i due emisferi, permettendo quindi una maggior sensibilità rispetto a un cervello maschile. 

Politicamente corretto

Quello che a molti sfugge è che l’esasperazione del politicamente corretto rischia di creare danni maggiori dei problemi che vuole risolvere. “La cattiveria risiede nella testa”, dicono. Ed è vero. Noi possiamo operare due cambiamenti: uno superficiale che non risolve nulla e uno profondo, che cambia le cose. Il primo è facile da applicare: basta fare una lista di proscrizione delle parole che non devono mai essere pronunciate. Ebreo, negro, frocio e così via: bandite per sempre. Credete che questo risolverà il problema? No, per niente. Anzi, vietare queste parole esaspererà le posizioni dicotomiche che oggi tentiamo di debellare. Essere “pro” o “contro” qualcosa implica (e qui chiamo in causa le implicature di Paul Grice) che quel qualcosa sia un qualcosa, appunto, di potenzialmente problematico anche quando non lo è. 

Non ci sogneremmo mai di dire di essere pro o contro una penna stilografica. Allo stesso modo, risolvere la questione sollevata dal duo non è una cosa che si può fare vietando l’uso di determinate parole. Non è quella la strada. Snaturarle nel loro potere perverso, questa è la strada. Fare in modo che non abbiamo potere, quella è la strada. Un po’ come insegnano ad Hogwarts: i mollicci assumono la forma delle cose di cui abbiamo più paura e se tu, della cosa di cui hai più paura, sei capace di ridere, allora la cosa smette di farti paura.

Insomma, il discorso di Pio e Amedeo merita un bel po’ di riflessioni, che di certo non si possono esaurire ed è questo il motivo per cui ho scritto “Un quarto d’ora di contenuti su cui vi invito a riflettere. Bravissimi”. Continuo a pensare che chi porti argomenti che arricchiscano il dibattito meriti a prescindere un complimento, perché non è nascondendosi dietro divieti e liste di proscrizioni che cambieremo quella cultura malsana che fa in modo che la parola “negro” sia un problema. Continuo a sognare un mondo dove di certe cose non sia più nemmeno necessario parlare. 

Ps: voi censori che mi avete prontamente scritto, rifletteteci un attimo. Vi hanno arruolato nella Polizia del Pensiero di Big Brother, vi hanno sguinzagliato contro i reopensatori… e manco ve ne siete accorti. State facendo vincere Big Brother, lo sapete?