Finanza

L’identikit della donna investitrice e le sfide per la consulenza finanziaria

Il settore Private Banking è chiamato a riflettere sulla questione femminile poiché in Italia le donne detengono il 10% della ricchezza privata totale
identikit donna investitrice Rapporto Aipb-Candriam-Ipsos

Anche il mondo degli investimenti si trova a fare i conti con la questione di genere. In Italia le donne detengono il 10% della ricchezza privata totale, pari a circa il 35% del risparmio gestito dal Private Banking. Una cifra considerevole, che porta quindi a riflettere sulla questione femminile. Per tracciare l’identikit della donna investitrice e comprenderne il valore, AIPB Associazione Italiana Private Banking, e Candriam, gestore globale multi- asset con focus su investimenti sostenibili e responsabili, hanno promosso il rapporto: “Il valore della donna investitrice: il contributo della consulenza finanziaria per superare gli stereotipi di genere” realizzato con Ipsos.

Chi è la donna investitrice

In termini assoluti non sono moltissime: sono solo 60mila le donne italiane di “alto profilo”, pari allo 0,2% della popolazione femminile. Sono professioniste, imprenditrici, dirigenti con disponibilità finanziaria di almeno 250mila euro. Un target sicuramente “speciale”, che fino a oggi non ha ricevuto dall’industria della consulenza finanziaria l’attenzione che meriterebbe. Sono poche, ma guardano lontano. Una donna su due vorrebbe investire il proprio patrimonio in economia reale o in investimenti con impatti ESG.

Sono donne che potrebbero rappresentare un modello aspirazionale perché, possiamo dire, “ce l’hanno fatta”. Certo più fortunate, colte e attrezzate, hanno sfondato il soffitto di cristallo indicando la via della possibilità alle tante donne che possono ancora emergere. Donne che, come dimostrano i dati, possono contribuire a innescare un circolo virtuoso di rilancio economico e riduzione del gap di genere.

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L’approccio femminile agli investimenti

Competenti e interessate alla gestione del denaro, più degli uomini di pari profilo (84% contro il 71% degli uomini), negli ultimi 12 mesi il 68% delle donne del campione dichiara di aver acquistato più volte un prodotto finanziario di investimento.

Le donne mettono la sicurezza al primo posto con un peso del 50% contro il 18% attribuito dagli uomini. Al secondo posto viene il rendimento, con un punteggio del 20%. Per le donne di “alto profilo” la sicurezza è un valore che si lega indissolubilmente alla progettualità sul futuro, all’esigenza di pianificare a lungo termine. Per questo motivo tendono ad allocare il 60% delle proprie risorse in progetti di medio-lungo termine. E non dovrebbe sorprendere che solo il 4% esprime una propensione a tenere la propria liquidità ferma sul conto in un anno particolarmente critico come il 2020 (contro l’8% degli uomini).

L’attenzione alla sostenibilità

L’88% delle donne di “alto profilo” dichiara di aver sentito parlare di prodotti ESG, il 55% afferma di conoscerli bene, eppure sono poche le donne del campione che li detengono in portafoglio, perché, seppur fiduciose nell’impatto che questi investimenti possono avere, temono che siano poco liquidi, sicuri e con scarsi rendimenti. Ciononostante, una donna investitrice su due vorrebbe investire il proprio patrimonio in investimenti con impatti ESG o in economia reale.

Matthieu David, Head of Italian Branch di Candriam, ha commentato: “La ricerca mette in luce quanto le donne investitrici di alto profilo abbiano una concezione degli investimenti finanziari davvero long term thinking. Tanto che sono convinto che, in un futuro molto prossimo, saranno tra i principali alfieri degli investimenti ESG. A condurle in quella direzione in modo del tutto naturale saranno la loro visione di ampio respiro, lo stile decisionale pragmatico e razionale e la forte convinzione che gli investimenti debbano essere funzionali a progetti di vita.

In questo quadro virtuoso, l’unico tassello da aggiungere è quello di una informazione più approfondita sull’efficacia di questi approcci e sulla loro reale capacità di influenzare in positivo il mondo nel quale viviamo”.

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Matthieu David, Head of Italian Branch di CANDRIAM

L’impatto sul rilancio dell’economia

Il 45% del campione dichiara di voler diversificare, il 36% dichiara di voler contribuire attivamente al rilancio del Paese. “Sono convinta che la disparità di genere costituisca uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile e alla crescita economica del Paese e che sia opportuno che l’Associazione italiana di un’industria chiave per la gestione dei risparmi così fondamentale per il rilancio dell’economia si occupi del tema” – ha aggiunto Antonella Massari, Segretario Generale AIPB.

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Antonella Massari, Segretario Generale AIPB

Il ruolo della consulenza finanziaria

Una donna su due pensa che le investitrici abbiano esigenze e necessità abbastanza diverse da quelle degli uomini. L’82% delle donne del campione si avvale abitualmente di una consulenza professionale per gestire il proprio patrimonio. Ma una su tre ritiene ci siano margini di miglioramento nella formulazione di proposte in linea con i propri progetti di vita. “Il Private Banking è tra i settori chiamati a riflettere sulla questione femminile. E su come proporre nuovi modelli consulenziali che includano competenza su tematiche trasversali e la capacità di offrire percorsi di lungo periodo per rispondere alle esigenze di un investitore competente, maturo, aperto al confronto, interessato a generare impatti virtuosi: la donna investitrice” ha commentato Paolo Langè Presidente AIPB.

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