Cronaca Nera

Omicidio Cerciello Rega: le motivazioni della sentenza all’ergastolo per i due giovani americani

Le motivazioni della sentenza di condanna a carico di Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth, imputati dell'omicidio di Mario Cerciello Rega
Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere ucciso da due americani, la sentenza

Depositate le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo emessa a carico di Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth, i due giovani americani imputati dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere ucciso con 11 coltellate, il 26 luglio 2019, a Roma. Aveva 35 anni e si era sposato da poco più di un mese.

Omicidio Cerciello Rega: le motivazioni della condanna di Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth

Per i giudici della prima Corte d’Assise di Roma – secondo le motivazioni della sentenza con cui Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth sono stati condannati in primo grado all’ergastolo, il 5 maggio scorso, per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Regaentrambi avrebbero una “allarmante personalità nonostante la loro giovane età“.

È uno dei passaggi del documento di 346 pagine depositato poche ore fa, riportati da Adnkronos, in cui si spiega cosa avrebbe spinto i giudici ad accogliere la richiesta della Procura sull’entità della pena a carico dei due giovani americani. Il 26 luglio 2019, una scarica di coltellate (11, diranno le indagini) pose fine alla vita del carabiniere 35enne, fresco di nozze, e per chi ha emesso il verdetto non ci sarebbero dubbi: si parla di “indubbia capacità criminale” che sarebbe evidenziata da una “sconcertante perpetrazione di gravi reati posti in essere in un’inquietante escalation di illegalità, l’adesione a modelli comportamentali devianti, l’esaltazione delle droghe e l’ostentazione di armi e denaro quali simboli di affermazione documentati dalle immagini rinvenute sui loro telefonini“.

Morte di Mario Cerciello Rega, i giudici sui due imputati: “Nessun pentimento

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici ricostruiscono i lineamenti del dramma e il profilo dei due imputati: “Emerge la frustrazione di due ragazzi, entrambi di famiglie benestanti, che si trovano in Italia, in vacanza e quella sera cercavano lo ‘sballo’ a Trastevere, volevano assumere alcol e cocaina (…).

Entrambi al processo continuano a manifestare – si legge nel testo riportato da Adnkronos – sostanziale distacco dalle vicende di quella notte e dal loro tragico epilogo, mai manifestano segni concreti di ravvedimento, nessuna rielaborazione in chiave critica di quelle condotte, al contrario fanno di tutto per diminuire le loro obiettive responsabilità“.

Secondo i giudici, non ci sarebbe traccia di pentimento, nessuna resipiscenza. Una condotta che, sommata al resto delle risultanze rilevate a carico dei due giovani, non permetterebbe di ravvisare “elementi positivamente apprezzabili per riconoscere le circostanze attenuanti generiche“. “Non siamo di fronte ad una reazione armata – scrivono i giudici –, ma al contrario ad un’azione finalizzata all’offesa volta ad evitare il verosimile arresto da parte delle forze dell’ordine intervenute sul posto e qualificatesi“.

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